Champagne ad Alassio

UN MARE DI CHAMPAGNE

ALASSIO – 17 E 18 GIUGNO

VI EDIZIONE

Un nuovo format per l’evento italiano interamente dedicato allo Champagne

#parlamidichampagne

Diana Grand Hotel & Resort

Via Garibaldi, 110 – Alassio (SV)

“Che cosa disse Dom Perignon ai confratelli dopo aver inventato lo champagne? … Venite qui in fretta, sto degustando le stelle”. (John Green)

E sotto il cielo di Alassio domenica 17 e lunedì 18 giugno saranno tante le stelle dello Champagne che prenderanno parte alla kermesse “Un Mare di Champagne”. Giunto alla sua VI edizione l’evento dedicato al Roi des Vins si riconferma uno degli appuntamenti più attesi e partecipati nel mondo delle bollicine.

Due giorni in cui le più prestigiose Maison confluiranno nella città ligure per dare vita a un evento che unirà momenti esclusivi, degustazioni dei più rinomati Champagne, seminari di approfondimento e incontri inaspettati.

Organizzato dal Consorzio Macramé – Dire Fare Mangiare, un pool di ristoratori alassini che si è fatto ambasciatore di Alassio, del territorio e delle sue eccellenze enogastronomiche e che da anni trasforma la perla della riviera, Un Mare di Champagne in questa edizione cambia il suo format e la sua location per offrire al pubblico di amatori delle bollicine, operatori del settore e giornalisti un’esperienza ancora più coinvolgente.

A breve sarà online il nuovo sito di Un Mare di Champagne dove potrete trovare tutte le informazioni e gli aggiornamenti su questo grande evento: www. unmaredichampagne.it

Lo Champagne che viene dal cuore

bollicine d’autore

Si capisce subito quando una persona ama quello che fa. Lo si capisce da come ne parla, da come ascolta i giudizi, da come cerchi sempre di migliorare. E dal risultato del suo lavoro.

Io l’ho capito anni fa, quando l’ho conosciuta ad una fiera a Rimini, che Florence Guyot amava lo Champagne ed il suo lavoro. Allora lo vendeva (e lo vendeva bene), oggi lo produce e lo fa ancora meglio.

Figlia d’arte (suo padre, grande persona che ricordo sempre con affetto, commerciava in vini e liquori) le ha trasmesso l’amore per il buo gusto e per l’Italia (non a caso la mamma è italiana).

Perennemente in giro tra Italia e Francia (a meno che sia a fare immersioni in qualche caldo mare tropicale), Flo non perde mai l’entusiasmo in quello che fa, e riesce sempre a coinvolgere chi le sta intorno, creando spesso eventi memorabili senza avere il budget delle grandi “maison”. Ho partecipato ad alcune fiere ed eventi con Florence, e devo dire che riesce sempre a fare uscire ” l’esprit”. Ogni volta riesce a differenziarsi, stupire e divertire, circondandosi di persone e prodotti speciali

Il suo ‘debutto’ come protagonista, l’ha vista surclassare, con il suo millesimato, maison ben più conosciute ed affermate in una degustazione al buio che ha vinto. (‘Alcuni millesimati decisamente importanti come il 1995 Blanc de Millenaires di Charles Heidsieck o il 1999 di Salon o anche la Cuvée des Enchanteleurs 1998 di Henriot hanno stupito ma non solo: spesso maison meno note ci hanno regalato belle sensazioni e anche emozioni inattese: due per tutte, entrambe declinate al femminile, e cioè Marguerite Guyot con la Cuvée Exstase 2002‘ …- da scatti di gusto – )

Ma anche gli altri ‘petali’ della Margherita no lasciano indifferenti:

Dai nomi sensuali :

Tre cuvée in purezza, 100% pinot noir, o pinot meunier o chardonnay, differenti passaggi in cantina, e diversi tempi sui lieviti, differenti risultati, tutti da provare.

Un rosè che comprende i tre vitigni, ed un millesimato (di cui sopra) che esce solo nelle annate in cui ne vale la pena.

Gli champagne di Florence non li trovate ovunque. Solo alcuni fortunati ristoranti riescono ad averlo.

Ma vale la pena cercare, oppure cercare di ordinarli on line. Non ve ne pentirete!

http://www.champagnemargueriteguyot.com/

L’era del gin

la Liguria nel bicchiere

Il gin sta fortemente caratterizzand questi ultimi anni. Ne sono comparsi tantissimi, e come è facile immaginare, non tutti “formidabili’.

Altre volte invece, partendo da materie prime di qualità, è con processi di distillazione accurati,abbiamo scoperto distillativeramente interessanti.

A fare un gin partendo dalle olive però, non ci aveva ancora pensato nessuno… Fino ad ora:

Da un’intuizione di Paolo Boeri e Davide Pinto, professionisti dell’enogastronomia e cultori del “bon vivre”,
col prezioso contributo di Giustino Ballato, esperto di piante ed erbe, e in collaborazione con una storica distilleria del torinese, nasce
Taggiasco ExtravirGin, il primo gin con olive Taggiasche 100% Italiano.

Probabilmente per Paolo Boeri la scelta deve essere stata facile, essendo figlio d’arte. Di famiglia infatti, l’eccellenza dell’olio Roi, apprezzato e conosciuto dai migliori chef.

In ‘ Taggiasco ExtravirGin‘ (questo il nome del gin) si incontrano le “coccole” dell’eterno e protettivo Ginepro (Juniperus communis) dell’Alta Valsusa e l’Oliva Taggiasca, la cultivar di olivo tipica della provincia di Imperia.

Taggiasco racchiude in sé i profumi e i sapori della Valle Argentina, , e le note amare e sempre verdi delle bacche di Ginepro. Questi due ingredienti nascono su declivi scoscesi,

suggestivi e romantici all’occhio, ma aspri e faticosi per i bacchianti che raccolgono le olive e per chi deve inerpicarsi tra gli aculei degli arbusti per coglierne le bacche incontaminate.
Con un sorso di Taggiasco si è pervasi da tutte queste suggestioni, che emozionano il palato in un ensemble sensoriale unico, dal carattere forte e territoriale ma anche elegante e suadente.

Questo distillato conquisterà i barman per la sua natura accattivante e moderna e i gourmet che ne apprezzeranno le sfumature intime e sofisticate gustandolo in purezza.

L’acquisto sarà inizialmente possibile su www.olioroi.com Potrete trovare Taggiasco ExtravirGin su Facebook e Instagram
@taggiascoextravirgin
Contatti:
info@taggiascogin.it
Paolo Boeri Roi
https://www.taggiascoextravirgin.it/

Esperienza Caffè

la passione per il buono…

Naked
estrazione con filtro Naked

Il mondo del caffè, che spesso a torto riteniamo di esclusivo patrimonio italiano, può riservare invece molte sorprese.

A cominciare dalle persone… Una piacevole sorpresa l’ho avuta visitando Coffeel, di Ventimiglia (IM). Un progetto nato esclusivamente dalla passione, visto che tutti i “fondatori” fino a cinque anni fa si occupavano di tutt’altro.

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Ma la passione, quando ti prende, non ti dà alternative. In questo caso dà anche ottimi risultati.

E allora cominciamo la visita, ovviamente dal caffè verde, selezionato personalmente dagli importatori. La conoscenza delle varietà di caffè deriva dalla conoscenza diretta, vsto che sono andati a visitare direttamente i produttori nei rispettivi paesi.E qui troviamo caffè che arrivano dalla Colombia, dall’ Eritrea e dal Burundi.

L’impianto per la tostatura è moderno, l’ambiente è pulitissimo ed il profumo di caffè tostato si sente ovunque, l’amore per il caffè anche.

Passiamo all’area didattica, organizzata e divisa per tipi di estrazione. E si, perchè il caffè non è solo espresso,ma può essere estratto in vari modi.
A partire dal caffè freddo, con la tecnica “cold brew” in cui il caffè viene estratto direttamente a freddo, con un procedimento che richiede alcune ore, ma dà un risulltato sorprendente.

cold brew

Il caffè filtro è una tecnica che conosciamo grazie ai film americani, dove non manca mai la caraffa di caffè caldo, e che vale l pena di provare

E poi ancora: aeropress, french press, naked, V60, syphon, chemex… ma sono tutti metodi che hanno bisogno di approfondimenti, e qui non basterebbero tempo e spazio.

Ma per questo esiste anche una coffeel academy, con corsi approfonditi ed autorizzati SCAE (Specilaity Coffee Association of Europe).

Coffeel nasce da una passione e dalla convinzione che anche in Italia si possa sviluppare un modo diverso di pensare al caffè.
Migliorando tutte le fasi della sua manipolazione dalla coltivazione fino all’estrazione, ritrovando l’eccellenza in tazza.”

Via XXV Aprile, 4

18039 Ventimiglia (IM)

tel +39 0184 841522
e-mail info@coffeel.net

www.coffeel.net

Harry’s bar di Firenze

Bere bene…

Dove si beve bene? Cominciamo un tour tra i locali che vale la pena di vedere. E cominciamo bene visto che partiamo con il nostro giro (aimé virtuale), dall’Harry’s bar di Firenze Ad accompagnarci, un amico d’eccezione : il bar manager Thomas Martini (nome omen…)
Il locale apre le porte al pubblico a dicembre del 1953 , per mano di Enrico Mariotti barman di fama internazionale, tra i primi soci di aibes e grande amico di Cipriani.
Dopo 20 anni alla guida del bar del vicino grand hotel Excelsior, centro nevralgico della Firenze bene, Mariotti decide di mettersi in propio e chiede consiglio all’amico Giuseppe Cipriani.

Una volta finito il locale e vista la grande somiglianza con il propio gli consiglia di dargli nome Harry’s bar in onore alla loro amicizia e pensando che si sarebbero fatti pubblicità a vicenda.
Le proposte sia culinarie che di beveraggio sono di fatti pressoché identiche : il carpaccio , il taglierino gratinato le code di gamberi al curry, ma anche il Martini nel bicchierino detto godet , il Bellini anche se ha Firenze viene fatto con pesca gialla e non bianca , il roger .

Il locale è da sempre frequentato da importanti imprenditori, politici e artisti di fama Internazionale del calibro di Litz Tailor , Zeffirelli , Sting , Roger Moore (al quale ho preparato personalmente un Martini) , Jane Fonda , la figlia di Hemingway (Margot ), e tantissimi altri ,

Non mancano i collegamenti anche con l’harry’s bar di Parigi, del quale abbiamo il french 75 in menù.

L’ambiente è elegante e raffinato con boiserie di legno pregiato , tovagliato salmone carico , illuminazione con lampade di Murano. Il banco del bar ha più di 100 anni viene da una nave da crociera!
Entrando si ha l’impressione di fare un salto negli anni 50 , e nonostante il nome e l’eleganza si avverte un clima famigliare.
Al bar ,il tempio del grandi drink classici, drink semplici che rispecchiano la filosofia del locale, che vuole al primo posto la convivialita’ del banco e in sencodo piano il drink più o meno elaborato.
Due anni fa siamo entrati nella classifica dei migliori bar al mondo della rivista inglese daily meal ,nel 2015 e l’anno passato nella classifica mondiale per il miglior Negroni di una nota rivista inglese per gentleman .

Se hai una storia da raccontare, un bar, un barman, un cocktail… Mandaci la tua esperienza, saremo felici di condividerla su the Cybartender:  info@cybartender.it

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Cannucce in plastica? No, grazie

“Una cannuccia di plastica si usa per 20 minuti mentre per smaltirla occorrono 500 anni”. È questo il messaggio della campagna che l’organizzazione ambientalista Marevivo sta promuovendo(con gli hashtag dedicati #Ecocannucce #StrawFree) per combattere l’utilizzo della plastica monouso.

Nel mondo si utilizzano di un miliardo di cannucce di plastica al giorno (la metà circa negli Stati Uniti). In Europa è disponibile il dato di Londra dove si arriva a circa 2 miliardi l’anno. Purtroppo molte di queste cannucce usate soltanto una volta per pochi minuti, poi finiscono in mare, dove restano per centinaia di anni, sminuzzandosi in pezzi sempre più piccoli che vengono ingeriti dai pesci per poi entrare nella catena alimentare. Le cannucce figurano infatti nella classifica dei rifiuti maggiormente raccolti sulle coste


La Gran Bretagna potrebbe presto bandire le cannucce in plastica, un intervento da tempo richiesto in tutto il mondo dalla Plastic Pollution Coalition per diminuire l’inquinamento. La proposta è allo studio del governo dopo essere stata già approvata, ma solo per il territorio della Scozia, dalle autorità locali di Edimburgo. Sull’isola si stima che vengano utilizzate 8,5 miliardi di cannucce l’anno, record assoluto in Europa.

Personalmente, io le abolirei definitivamente, ma effettivamente una parte di richiesta c’è. E allora perché non cercare delle alternative?

CANNUCCE DI CARTA

C’è ne sono di molto belle e sono una valida alternativa a quelle di plastica. Sono molto più ecologiche ed hanno un costo sostenibile. Inoltre sono totalmente biodegradabili (qui trovate una selezione da Amazon.it).

CANNUCCE IN ACCIAO


Le cannucce in acciaio sono durevoli e sono perfette per l’uso domestico. Ovviamente al bar la situazione è più complicata… Se vogliamo essere zero rifiuti fino in fondo, possiamo usarle anche fuori casa Queste cannucce in acciaio sono vendute anche con lo scovolino per pulirle internamente. Non tossiche, senza piombo, 100% sicure per i bambini. Anti ruggine e antigraffio.

CANNUCCE IN BAMBU

Belle da vedere, totalmente ecologiche e perfette per i tiki cocktail

https://www.amazon.it/Confezione-ecologico-biodegradabile-cannucce-riutilizzabili/dp/B004IUKSWI

CANNUCCE IN VETRO

Sicuramente belle, ma altrettanto sicuramente poco pratiche per una attività. Sconsigliate come alternativa

CANNUCCE COMMESTIBILI

Cannucce Sorbos

Belle, profumate, abbastanza resistenti da durare il giusto tempo in bicchieri pieni di ghiaccio. Ed in più possono dare un ulteriore profumo /sapore al drink.

Ovviamente nulla vieta di avere differenti tipi di cannucce da abbinare ai diversi drink e cocktail.

Usiamo queste alternative per far del bene al pianeta (e quindi a noi), ed al tempo stesso facciamo marketing per i nostri affari.

Come sempre, per un uso professionale, non si può evitare di segnalare le pagine della RG COMMERCIALE, sempre avanti e sempre sul pezzo

Milano Sanremo, il cocktail

Nasce la Milano Sanremo del gusto e abbiamo pensato a te per il cocktail ufficiale.

A volte una telefonata aiuta a dare una sferzata di energia, nella routine della quotidianità.

Ma (c’è sempre un ma…) il cocktail deve essere composto da ingredienti provenienti dalle tre regioni toccate dalla gara ciclistica.

E qui cominciano i problemi, e le prime prove. I tempi ovviamente sono ridottissimi, il cocktail deve essere pronto per… Ieri !

La ricerca dei prodotti parte, ovviamente, dalla Liguria, visto che qui risiedo .

E per fortuna frequento manifestazioni in cui i prodotti di qualità non mancano.

Nell’ultima edizione di ‘meditaggiasca’ organizzata a Taggia, appunto, dal buon Luigi Cremona e dall’infaticabile Lorenza Vitali, ho avuto il piacere di scoprire un vino dalla storia straordinaria, e dal gusto (e profumo) impareggiabili .

Il ‘moscatello di Taggia’ proviene da un vitigno u tempo famoso (parliamo della repubblica di Genova) e poi scomparso. Ritrovato da alcuni audaci che l’hanno riportato in vita nel suo massimo splendore. La versione ‘passito’ dolce ma non stucchevole è la scelta per rappresentare la Liguria. Per ovvi motivi il pesto è stato escluso in partenza.

Il Piemonte, in teoria, riserva meno problemi, vista la sua ricchezza ‘in bottiglia’.

Infatti mi viene in aiuto la Distilleria Bordiga 1888, con il suo aperitivo. Non perché gli altri prodotti non fossero all’altezza, anzi, bisogna riconoscere le qualità dei vermouth, dei gin e di tutti i liquori e distillati prodotti (adoro il Ratafià di mirtilli), ma in questo caso l’aperitivo era quello che stavo cercando.

La Lombardia è rappresentata dalla famiglia Rivolta, che con il Rivo gin sta ricevendo consensi in tutte le manifestazioni in cui si presenta. Foraged gin, è la dicitura esatta, per questo distillato che nasce da 12 botaniche, cresciute in modo spontaneo e raccolte à mano da Marco e sua mamma, e poi distillate singolarmente. Il risultato è un concentrato di profumi, che fa si che sia gradevole anche liscio. Un tocco di bitter Campari, come ufficiale rappresentante della Milano che ‘fu’ da bere.

Siccome ogni tanto mi spunta il masochismo, non contento della difficoltà iniziale, ho messo il carico, pensando che sarebbe stato carino farlo del colore della Gazzetta dello sport, e quindi trasformare il cocktail da rosso, come era in principio, a rosa.

Dopo innumerevoli tentativi, ho deciso di aggiungere uno yogurt cremoso (bianco) che al contempo donasse l’acidità mancante. Ingrediente forse inusuale, ma gradevole e utile allo scopo.

Per finire, ho deciso di togliere il moscatello dall’interno del cocktail, e spostarlo ‘sopra’ sotto forma di ‘velluto’ (grazie, molecolare)

Les jeux sont fait, habemus cocktail !

Questa manifestazione, che è nata per far conoscere le eccellenze delle tre regioni, con lo slogan ‘tre buone regioni’, mi ha portato un paio di volte a Milano, una a Barolo durante il collisioni festival, ed abbiamo fatto anche una tappa a Sanremo, dove giocavo in casa. Ma soprattutto mi ha fatto conoscere e reincontrare delle persone piacevoli ed ognuna speciale a modo suo.

A partire dal ‘presentatore’ Carlo Gabardini (più noto come Olmo, di camera caffè), straordinario sul palco e fuori. Umanità e simpatia al massimo. Abbiamo potuto vedere le differenze che ci possono essere tra pesto e pesto (rigorosamente al mortaio) grazie a Roberto Panizza, assaggiare gelato all’azione e ricette originali e rivisitate. Organizzazione impeccable e pubblico attento. E, Dulcis in fundo, grazie alle’blogger’ sempre attente, presemti e pronte a collaborare. Io sono pronto per la prossima edizione!

Milano Sanremo Shaker SHORT DRINK .
2 cl Gin Rivo
3 cl. Aperitivo Bordiga
2 spoon Yogurt bianco
1 cl. Bitter Campari
Shaker con ghiaccio,coppetta
coprire con velluto di moscatello di Taggia (realizzare con sucro)
decorare con fiori edibili

Collisioni 

Il Piemonte è una regione bellissima, le colline non hanno niente da invidiare a quelle, altrettanto belle, della Toscana, ed anche in Piemonte succedono cose straordinarie. Per esempio  da qui, grazie a Teo Musso parte la nascita della birre artigianali in Italia, facendo diventare famoso, e meta  turistica, un paesino fino ad allora sconosciuto (Piozzo) . Ma questa è un altra storia. 

Questo giro tocca a Barolo, ed al collisioni festival. Ma andiamo con ordine. Dopo aver dormito ben tre ore, partiamo da Sanremo, destinazione la cantina ‘terra da vino’, a Barolo appunto. Ci aspetta una ‘allegra brigata’ composta da blogger, il re del pesto e da Carlo Gabardini, più conosciuto come Olmo, dalla sit-com ‘camera café’ 

Anfitrione Carlo Vischi, vecchia conoscenza ed organizzatore di eventi legati al food & beverage di qualità. L’occasione è quella della presentazione della Milano Sanremo del Gusto #MSRGusto, come già detto al Collisioni festival di Barolo, mica poco… 

Cominciamo subito  la visita delle cantine, moderne, pulite ed estremamente efficienti, grazie anche a soluzioni architettoniche innovative. Spettacolare il tetto ricoperto d’erba, su cui si potrebbero fare dei pic nic stupendi, tenuto conto del fatto che il vino non manca. 

Ci mettiamo a tavola e cominciamo ad assaggiare, appunto, uno chardonnay, spumante, di ottima fattura. Fresco è l’ideale per accompagnare le bruschette che ci aspettano a tavola. Nel frattempo vediamo all’opera Roberto Panizzi , the king of pesto, che ci prepara in diretta, con il mortaio, il vero pesto ligure, con abbondanti spiegazioni. E che poi ci ‘toccherà’ mangiare con gli gnocchi. Dura la vita. Ovviamente ci tocca anche assaggiare altri due vini della cantina che ci ospita 

Cominciamo con un bianco, Arneis  2016, ottimo ed oserei dire abbondante.

Ma. Non potevamo non provare anche un rosso:

La luna e i falò, nome poetico, preso dal libro di Cesare Pavese, che mi ha piacevolmente stupito. Il mio preferito tra questi, pur ottimi, vini.

Ma siamo qui per lavorare, non a divertirci, quindi tutti sulla navetta (entrare in paese in macchina è impossibile) ed in pochi minuti arriviamo all ‘entrata di Barolo town.

Da qui al castello, dove si terrà il nostro evento (tra altri mille) riusciamo a smaltire tutto quello che abbiamo mangiato e bevuto poco prima… Caldo e bagagli (nel mio caso alcolici) trasformano una piacevole passeggiata in una seduta di fitness. In attesa del nostro momento ci godiamo il talk show si Max Giusti

(a parte qualcuno che ne approfitta per fare un pisolino…)

E finalmente si comincia, sul palco si prepara la selezione per il campionato mondiale di pesto, magistralmente diretta da Panizzi e presentata dal simpaticissimo Carlo Gabardini. E poi tocca a me ed a due Maestri gelatai di Pavia, che preparano al momento il gelato all’azoto. Anzi, poi faranno diventare gelato anche il cocktail!

E si parte con lo show!

Mentre mi chiede si spiegare il cocktail è la scelta degli ingredienti, Carlo prova a trovare una posizione consona per il microfono…

Il pubblico si diverte e tra poco assaggerà anche il drink.

Gli ingredienti fanno parte delle eccellente delle tre reigioni: Rivo gin dal lago di Como, un foraged gin con 12 botaniche raccolte a mano e cresciute spontaneamente, e distillate separatamente. Profumi ed aromi incredibili. Il Piemonte offre uno splendido Aperitivo Bordiga, azienda attiva dal 1888, che produce anche ottimi vermouth ed amari, e a che interpreta magistralmente le erbe della zona intorno a Cuneo.

  

E per finire il Moscatello di Taggia, dell’azienda Mammoliti , in questo caso passito. Questo vitigno ha una storia veramente interessante, che vi invito ad andare a scoprire

foto rubata da blog…

Oltre agli ingredienti già citati, il cocktail MILANO-SANREMO, prevede una aggiunta di yogurt bianco cremoso, per donare acidità e cremosità, un tocco di bitter Campari, e l’aggiunta del Moscatello di taggia, sotto forma di “velluto”, che rilascia immediatamente i profumi dolci, che arrivano al naso e vanno ad attenuare l’amaro del cocktail.Il pubblico sembra aver gradito, anche con l’aiuto di alcuni bis

Un mare di Champagne 

Alassio è una bella cittadina ligure. Elegante, ben frequentata e piuttosto vivace. Non a caso si svolge qui, da cinque anni una manifestazione dedicata alle bollicine d’oltralpe. Questo evento, diviso in tre giorni (11,12,13 giugno) e organizzato da ‘Macramé – dire fare mangiare’ si sveglia in carie location. Il primo giorno tutti in piazza (partigiani), per un mare di sapori e di musica : piatti preparati dagli chef del consorzio Macramé accompagnati, ovviamente, da  champagne. Il 12 giugno, dalle 12 alle 20, al Grand Hotel di Alassio degustazione di Champagne, provenienti da oltre 50 maison, con circa 140 etichette all’assaggio. Nel contempo seminari in una sala riservata con approfondimenti rivolti alla stampa di settore e al pubblico partecipante alla degustazione.

Gran finale Il 13 giugno con la Cena di Gala, nell’Ex Chiesa Anglicana di Alassio, protagonisti gli chef del consorzio Macramè, (Gabbiano, Lamberti, La Prua, Mozart, Panama, Viola) insieme a grandi chef ospiti: Enrico Bartolini (Mudec, Milano, 2 stelle Michelin), Massimiliano Torterolo (Locanda dell’Angelo di Millesimo, 1 stella Michelin), Nicola Di Tarsia (Berbel di Torino), e Franco Ascari (Chef pasticcere di Selecta)

E fin qui i dati, come da comunicato stampa…

In realtà è stata un occasione per vedere gente, incontrare persone che non si vedevano da tempo, stringere nuove amicizie, e bere degli ottimi Champagne, che fungevano da collante a tutto questo.

E’ stato un vero piacere vedere colleghi, amici, giornalisti, che altrimenti sarebbero rimasti lontani (nel tempo o nella distanza) per chissà quanto ancora. Come è stato un piacere fare la conoscenza, o in qualche caso ritrovare, delle bollicine interessanti nel bicchiere

Difficle fare una classifica (ed in realtà non c’è questa volontà), non semplice degustare tanto e mantenere una visione…sobria.

Nonostante questo bisogna ammettere che alcune sicurezze che avevamo si sono confermate, alcune nuove scoperte (per noi) ci hanno piacevolmente sorpreso. Si potrebbe fare un paragone tra lo Champagne e la musica: così come con sette note si possono ottenere suoni diversissimi tra loro (a volte incantevoli, altre inascoltabili…) così con tre vitigni, dosati in modo paziente e differente, con o senza aggiunte, di un solo millesimo o finemente assemblati, riusciamo ad avere nei nostri calici (non troppo stretti, mi raccomando), delle sinfonie di sapori e profumi sempre diversi, ognuno con una sua personalità ben precisa.

L’organizzazione dell’evento è stata all’altezza, ma migliorabile come ogni cosa. Consiglierei di distribuire grissini o altre cose simili direttamente agli stand, evitando cosi di vedere persone che cercano di azzannarsi a vicenda in preda alla fame chimica, così come sarebbe gradevole, viste le temperature, di fare la degustazione in ambiente dotato di aria condizionata…

Ma nel complesso direi che abbiamo sofferto con moderazione, grazie anche allo champagne ghiacciato!

 

Green Week, una settimana floreale

 

Imperia, vista da fuori, potrebbe sembrare una sonnolenta cittadina di provincia, adagiata sul mare. In realtà è vivace e colorata, grazie alle varie iniziative che vi si svolgono.

Da qualche tempo sul porto di Oneglia c’è un insolito movimento, di persone e colori. Questo grazie a Canna Ramella, una cartoleria che ha deciso di aprire al suo interno un delizioso bar. Ovviamente nè la cartoleria nè il bar sono improvvisati, la scelta, in entrambi i casi, per gli ospiti, è di classe e qualità.

Come se non bastasse ora arriva la “Green Week” , una intera settimana dedicata alla natura, nei suoi molteplici aspetti. A pertire da sabato 13 maggio, fino a domenica 21, si susseguiranno una serie di eventi, tra cui la presentazione di “Verde stupore”, da parte delsuo autore Stefano Faravelli, che racconta dei suoi viaggi nel Madagascar, e poi “Archinatura” Un’esperienza visionaria, tra decorazione, arte e magia.,e non mancheranno eventi dedicati ai bambini e naturopati, professori universitari e fiori di bach.(qui il programma completo)

In mezzo a tutti questi eventi non poteva mancare un aperitivo floreale. Avendo già avuto il piacere di collaborare con le “ragazze” del Canna Ramella, sono oltremodo lieto di poter partecipare a questo evento, proponendo dei cocktail floreali, per la maggior parte creati per l’occasione.

Tra gli altri proporrò:

Goodnight Shaker SHORT DRINK 10 CL.

5 cl. vodka

2 cl. limone

3 cl. sciroppo camomilla homemade

shaker con ghiaccio,coppetta ghiacciata

decorare con fiori edibili (camomilla)

Malgrado il nome, non c’è l’intenzione di mandare a dormire nessuno, ma riproporre il profumo di questa piccola margherita in tutta la sua pienezza

 

 

 

 

Flo…real LONG DRINK 15 CL

9 cl Champagne Marguerite Guyot

3 cl the “rosa d’inverno”

3 cl St. Germain

In un bicchiere da vino con ghiaccio

Decorare con fiori edibili

Quetso cocktail in realtà è stato creato in occasione di un vinitaly di qualche anno fa, ma vista la presenza del the “rosa d’inverno”, mi sembrava appropriato. Una miscela di the verde bancha e the cinese con petali di rosa, arricchita di petali di girasole ed aromi fruttati, lo rende perfetto, una volta dolcificato con il liquore ai fiori di sambuco ed allungato con un ottimo champagne

Jasmin garden Shaker SHORT DRINK 9 CL.

3 cl. the gelsomino

1 spoon miele

1 cl. lime

5 cl. gin

zenzero

Shakerare e servire in coppetta cocktail

Profumi d’oriente e spezie, per questo intrigante drink, che alla dolcezza del miele unisce il tocco di forza dello zenzero fresco

barbeschi 014

Non mancheranno i cocktail analcolici, per i piu piccoli o per chi non beve, tra queti troviamo

Rosamara LONG DRINK 15 CL

4 cl. acqua di rose

9 cl. acqua tonica

1 cl. limone

1 cl. Sciroppo di rose

direttamente nel tumbler con ghiaccio

decorare con petali di rosa cristallizzata e scorza di limone candita

             Le foto dei cocktails di questo articolo sono solo rappresentative

Un infiltrato tra gli chef (Meditaggiasca 2017)

… e le olive stanno a guardare

 

una grande oliva non solo per un grande olio

Taggia – Sabato 6 e Domenica 7 Maggio 2017  ore 11 – 18

Regina indiscussa della tradizione di Taggia è l’oliva taggiasca, una varietà dalle caratteristiche uniche, elemento primario per la produzione di olio extravergine di oliva di qualità superiore.

 

Pochissimi giorni ci dividono dall’atteso evento annuale dedicato all’oliva taggiasca: anche nel 2017  Meditaggiasca  presenta un programma ricco e variegato. Un evento che prevede l’incontro tra la gastronomia della riviera ligure di ponente e i prodotti dell’artigianato locale come simboli di una cultura territoriale.

La manifestazione, grazie al fondamentale contributo del Comune di Taggia, è organizzata dall’ Associazione Oro di Taggia, l’Associazione produttori Moscatello di Taggia e Witaly, azienda organizzatrice di eventi enogastronomici  nel territorio nazionale.

L’associazione Oro di Taggia nasce per salvaguardare e promuovere l’olio e l’oliva di cultivar Taggiasca, e si rivolge sia ai produttori, per confrontarsi e migliorare le tecniche agricole, di frangitura e di commercio, sia agli utilizzatori, per fare capire meglio le caratteristiche dell’olio e dell’oliva, ed indirizzarli nell’assaggio. L’Associazione produttori Moscatello di Taggia è un’ associazione che riunisce i produttori del moscatello garantendone la qualità dei vini con un rigido disciplinare di produzione ed accurati controlli.

 

Le giornate saranno coordinate e commentate da Luigi Cremona, noto giornalista enogastronomico.

Tanti gli chef che si esibiranno in cooking show spettacolari secondo un programma dedicato alla taggiasca e a tutti i prodotti che vengono realizzati partendo dall’oliva ligure.

 

L’infiltrato, tra tutti questi chef, è il sottoscritto, un barman che cercherà di presentare un cocktail di chiusura, usando tra gli ingredienti l’olio o le olive taggiasche, come già fatto qualche anno fa

 

SABATO 6 MAGGIO

11.30 Food Blogger e Maestro d’Olio Ass. Oro di Taggia

13.30 Kotaro  Noda  Bistrot 64 Milano

14.30 Mirella Porro  Il Mangiarino

15.30 Andrea Ribaldone Osteria Arborina, Langhe

16.30 Riccardo Farnese Da U Titti, Lingueglietta

17.10 Antonio Buono   Mirazur, Mentone

18.00 Luca Coslovich (l’infiltrato), Casino di Monaco

 

 

DOMENICA 7 MAGGIO

ore 11.30  Giorgio Servetto  Villa della Pergola-Nove Alassio

ore 12.50  Sybil Carbone  Papei da turta, Alassio

ore 13.30  Nikita Sergeev  L’Arcade, Porto san Giorgio FM

ore 14.30  Andrea Setti  Pasticcere, Taggia

ore 15.00  Cristoforo Trapani  Magnolia, stellato forte dei marmi

ore 16.00  Manuel Marchetta Ittiturismo, Sanremo

ore 16.40  Food Blogger e Maestro d’Olio Ass. Oro di Taggia

 

Interverranno, inoltre, 7 rappresentanti del Calendario del Cibo Italiano, che insieme ad un Maestro dell’ olio condurranno una cooking class tematica sugli impasti a base di extravergine.

 

Ad accoglierci la splendida location del Refettorio del Convento di San Domenico, capolavoro del XVI secolo, forse la più grande pinacoteca di scuola ligure e nizzarda con al suo interno ben 12 altari.

 

 

Il Chiostro medievale ospiterà, inoltre, un’esposizione di produttori di olive taggiasche accuratamente selezionati, del loro olio extravergine, e di altre piccole realtà agroalimentari del territorio della Liguria di Ponente.

 

Lo spazio dedicato al vino sarà curato dell’Associazione Italiana Sommelier Liguria– delegazione di Imperia con degustazioni guidate di vini del territorio e un focus sul Moscatello di Taggia. I vini saranno proposti anche in abbinamento ai piatti preparati dagli chef durante i cooking show.

Per i  bambini  è programmato un laboratorio sensoriale dal simpatico nome Bruschetta VS Merendina presentato dall’associazione Pandolea che riunisce produttrici di olio extra vergine d’oliva e altre donne fortemente legate al mondo dell’olio come agronome, ricercatrici e giornaliste.

 

Durante queste due giornate il pubblico interessato alle realtà agroalimentari di questo territorio entrerà in contatto con i produttori tenendo fede all’antica tradizione della raccolta e della lavorazione delle olive taggiasche. Saranno inoltre presenti mastri artigiani dei Comuni della Valle Argentina, arriére pays di Taggia.

 

 

Per Info e prenotazioni:

www.moscatelloditaggia.it/meditaggiasca

 

Orario Cooking Show: 11-19

Indirizzo: Piazza S. Cristoforo,7 – 18018, Taggia (IM)

Telefono: 0184.47.62.22/342.86.29.707

Ingresso: gratuito

 

 

Mo.Ny – Monaco-New York

Mo.Ny al casinò di Montecarlo

Montecarlo e New York, due posti da sogno, due luoghi che nell’immaginario collettivo sono simboli, ognuno a modo suo, di “bien vivre” , lusso, divertimento.

Da oggi sono accomunati da un cocktail creato a quattro mani da due bartender che operano in queste due città incredibili.

Il tutto legato, anche nella ricetta, dalla creatività e dal gusto italiano.

Ma andiamo con ordine…

Salvatore Tafuri,

Salvatore Tafuri

valente barman siciliano, che opera al “Top of the standard”di New york, nonchè brand ambassador per amaro Montenegro, ed esponente di spicco della nuova mixability negli States (non a caso è spesso invitato agli eventi di maggior spicco), e

Luca Coslovich,

Luca Coslovich

attualmente in forza al casino di Monaco, e precedentemente in giro per l’Italia (e non solo), ed autore di libri e webmaster di questo blog.

Amici di vecchia data, e consapevoli della loro fortuna nel lavorare in ambienti cos’ elitari, decidono di creare un cocktail che faccia da trait d’union tra le rispettive realtà. Nasce così Mo.Ny, il gusto dell’aperitivo “transoceanico”.

La ricetta:

3cl. amaro Montenegro

3 cl. Bourbon

2 cl. Chambord

3 cl. ginger beer

gocce di lime

gocce di angostura

direttamente nel bicchiere old fashionedcon ghiaccio a cubetti, decorare con scorza di limone e fettina d’arancia

L’amaro Montenegro è il tocco italiano di questo drink, l’anima mediterranea che dà il via.

Lo Chambord , liquore di lamponi che piu francese non si può, dona la dolcezza e la freschezza dell’aroma.

New York è in questo caso rappresentata dal bourbon e dal ginger ale, prodotti dal gusto deciso e sincero, come possono essere gli americani. Per completare il tutto bitter (angostura) e le note di agrumi mediterranei della scorza del limone- da “spremere”per ottenere gli oli essenziali- e dell’arancia, meglio se Siciliana, come Salvatore.

Un cocktail semplice, facile da ricreare in ogni bar mediamente formato.

E questo chiediamo ai barmen: creare il cocktail e fare una foto (drink e bartender) da pubblicare sui social, accompagnata dall’hastag  #Mo.Ny

Ladies and Gentlemans, Mesdames et Messieurs, Signore e Signori, il drink è servito!


                     

Cocktails & oils

È possibile creare dei cocktails, mettendo negli ingredienti anche dell’olio extravergine di oliva? Certo che si. La prima volta che ne ho sentito parlare, é stato (guardacaso) da Dario Comini, uno che di ‘stranezze’ se ne intende. Capita poi di conoscere Luigi Cremona, che vuole organizzare, con una mia vecchia conoscenza (per chi segue i blog culinari , il Guardiamo Guardiano del faro) una manifestazione legata alle olive di varietà taggiasca. Da lì a dover pensare a dei drink da presentare, il passo è breve… Maggio 2013, la prima edizione :

Hendrick’s gin, basilico e cetriolo, olio extravergine di olive taggiasche, gocce di limone. Blender con ghiaccio 

Tequila, limone, peperoncino, olio extravergine di oliva taggiasca, triple sec e lime fresco

Vodka aromatizzata allo zafferano, lime, olio extravergine di oliva taggiasca, cointreau 

I presenti sembrano aver gradito

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Armadillo bar

Sbocciamo?

mur de bouteilles de Champagne dans la cave du Chamapgne Jean Noel Haton a Damery
mur de bouteilles de Champagne dans la cave du Chamapgne Jean Noel Haton a Damery

Ragazzi…Non facciamo figure. Siamo sicuri di saper aprire correttamente una bottiglia di bollicine? Che sia Prosecco, Franciacorta, Cava ,Sekt o Champagne, il metodo è sempre quello. Ce lo spiega egregiamente il Comité Interprofessionnel du Vin de Champagne (C.I.V.C.).

Questo comitato è un ente costituito da privati, ma tutelato dallo stato,che si occupa di tutto quello che riguarda lo Champagne, dai rapporti tra vignaioli e produttori, all’organizzazione di manifestazionie alla tutela dello Champagne e della sua immagine (dal loro sito sono tratte alcune delle immagini)

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  • Prelevare la bottiglia dal secchiello, nel quale deve essere stata messa preventivamente con acqua e ghiaccio
  • asciugare rapidamente con un tovagliolo
  • presentare la bottiglia al cliente che l’ha ordinata, mostrando l’etichetta
  • inclinare leggermente la bottiglia e svincolareil fermaglio della gabbietta metallica
  • storcere il fermaglio della gabbietta metallica ed allargarne i fili
  • assicurarsi che il tappo non stia per uscire
  • con un solo colpo togliere il rivestimeno e la gabbietta metallica. Se sentiamo che il tappo sta per uscire, ci conviene togliere il tappo insieme alla gabbietta ed al rivestimento
  • tenere il corpo della bottiglia con una mano, stringendo il tappo con l’altra.Il pollice sul tappo e le altre dita intorno al collo della bottiglia per togliere il tappo senza far rumore. Basterà fr uscire il tappo leggermente inclinato, in modo che il gas contenuto nella bottiglia esca lentamente. Fare “il botto” potrebbe scomodare il cliente, e far giudicare male la qualità del servizio. Se il tappo resiste, girare la bottiglia girandola dal fondo.Se anche in questo caso non si apre, usate l’apposita pinza
  • asciugate il collo della bottiglia con un tovagliolo pulito, o con la parte piatta del tappo
  • verificare l’inesistenza di eventuali cattivi odori annusando il tappo
  • versare un pò di Champagne nel bicchiere di chi l’ha ordinato, affinchè verifichi se corrisponde al suo gusto
  • riempire i bicchieri per due terzi,in due o più volte, a seconda del volume della spuma o dell’altezza di bicchieri
  • rimettere la bottiglia nel secchiello
  • nel caso di bottiglie magnum, o superiori, si può mettere il pollice della mano nell’incavo sul fondo della bottiglia e le dita dell’altra mano sul fusto della bottiglia stessa
  • si può lasciare il tappo sul tavolo, vicino al bicchiere dell’ospite che l’ha ordinato, affinchè possa veificare la qualità del sughero e la conservazione, ed eventualmente tenerlo come ricrdo di una serata particolare

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Curiosità

Quando un produttore mette in commercio il suo Champagne (o spumante, prosecco, ecc) è perché è pronto da bere, sia che si tratti di un millesimato o no. Quindi non ha senso tenere a lungo le bottiglie in cantina. Se lo fate abbiate l’accortezza di tenerle coricate, di modo che il tappo resti sempre bagnato e non perda di elasticità.

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Quando apriamo la bottiglia, il tappo ci può raccontare alcune cose della bottiglia stessa. Per esempio se il tappo è molto schiacciato e ci mette molto tempo, una volta fuori dalla bottiglia, a ritornare di dimensioni normali, vuol dire che quella bottiglia è stata attappata per molto tempo. Esattamente il contrario se il sughero riprende rapidamente la sua forma originale

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Le misure dello Champagne

Varie sono le bottiglie di Champagne, ed ognuna ha un nome diverso…

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  1. quarto, 0.187 lt.
  2. mezza 0.375 lt.
  3. standard 0.750 lt.
  4. Magnum 1.5 lt. (2 bottiglie)
  5. Jéroboam 3 lt. (4 bottiglie)
  6. Réhoboam 4,5 lt. (6 bottiglie)
  7. Mathusalem 6 lt. (8 bottiglie)
  8. Salmanazar 9 lt. (12bottiglie)
  9. Balthazar 12 lt. (16 bottiglie)
  10. Nabucodonosor 14 lt. (20 bottiglie)

www.champagne.fr

www.champagne.it

BORDIGA, UNA STORIA ITALIANA

A Cuneo e nelle vallate Occitane Bordiga è da sempre sinonimo di liquori:  da quasi 130 anni la distilleria è il riferimento per genepy, vermouth ed amari.

Abbiamo avuto la fortuna di assaggiare i gin Bordiga in occasione del gin day di Milano

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La storia inizia però a Torino nella seconda metà dell’Ottocento, dove il cav. Pietro Bordiga aveva un piccolo e famoso bar frequentato da illustri personaggi dell’epoca. Forte delle sue conoscenze in erboristeria e delle tecniche di estrazione degli oli essenziali, decide di aprire una distilleria: sceglie una città di montagna dove sia più semplice trovare le erbe per le sue creazioni.

Cuneo è il luogo ideale: in mezzo alle Alpi ed insieme ben collegata al capoluogo.

Il primo stabilimento è in piazza del Seminario, in pieno centro, e pochi anni dopo si sposta sulla strada che porta ai monti, in via Valle Maira, sede ancora oggi della produzione Bordiga.

Nel corso degli anni l’azienda è cresciuta nelle tecnologie  e nella capacità produttiva, ma ben poco è cambiato nella distillazione e nel metodo di lavoro. Ancora oggi in Bordiga si usa l’alambicco a fuoco di legna, ancora oggi i mastri distillatori controllano personalmente le erbe portate la sera dai raccoglitori manuali e la produzione risente come una volta delle stagioni e del clima.

In Bordiga le cose si fanno ancora per passione, amando la natura senza forzarla, cercando solo il buono e l’eccellenza, in ogni distillato.

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Per fare un buon liquore, che soddisfi il palato, il corpo e la mente si deve innanzitutto partire dalle erbe migliori, dallo zucchero più fine e dall’alcol più puro, insieme all’acqua limpida delle Alpi ed alla loro sapiente unione. Più di un secolo di storia ed il lavoro di quattro generazioni di Bordiga hanno insegnato che la cura delle lavorazioni e le sperimentate metodologie non bastano per ottenere una bevanda che sia veramente ottima: ci vuole la passione nel proprio lavoro e la voglia di valorizzare la terra nella quale si vive ed i suoi frutti.

Da sempre i Bordiga hanno posto alla base delle loro produzioni la moltitudine di erbe,  fiori, radici e piante che le montagne e le valli del cuneese mettevano a disposizione, dando vita nel corso degli anni ad una gamma di prodotti che racchiudono tutti i profumi, gli aromi e le fragranze alpine.
Riscoprendo e reinventando le antiche ricette popolari, unendo l’amore per il proprio lavoro e la conoscenza del gusto e delle proprietà delle varie piante officinali e medicinali, sono oggi in grado di proporre liquori che coniugano un sapore antico alla genuinità delle lavorazioni artigianali.

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La produzione e l’imbottigliamento avvengono tutte nello stabilimento di Cuneo, dove si opera ancora con alambicchi tradizionali e con il metodo a “bagno maria”, l’unico in grado di mantenere nel prodotto finito intatte le peculiarità delle erbe dalle quali deriva. Le tempistiche e le modalità sono quelle di un secolo fa, dettate

dall’esigenza di ottenere liquori di elevata qualità e di gusto ottimo, sposate oggi ad un assoluta cura dell’igiene ed al rispetto delle normative europee. Le lavorazioni avvengono infatti nello stabilimento adeguato alle norme HCCP in serbatoidi acciaio.

Decine di erbe concorrono a far assumere ad un liquore le sue caratteristiche organolettiche, di ognuna di esse bisogna conoscere le peculiarità, le proprietà medicinali e i modi appropriati per trarne il massimo. Ognuna di esse richiede che i produttori vengano selezionati e di ognuna bisogna accertarsi della provenienza e delle zone di coltivazione o raccolta. Per questo la Bordiga intrattiene da anni stretti rapporti con i montanari delle valli cuneesi, che sono stati spesso seguiti ed indirizzati nelle coltivazioni di terre altrimenti destinate all’abbandono e che oggi rappresentano l’orgoglio della  produzione di piante officinali piemontese in generale e della  provincia di Cuneo  in particolare.

Il Genepy, per esempio, che rappresenta l’elemento principale di uno dei più famosi liquori Bordiga, viene coltivato secondo metodologie del tutto naturali nei terreni montani delle valli Maira e Varaita e posto dagli stessi montanari ad essiccare all’ombra nelle baite, per essere successivamente portato nella fabbrica e posto in infusione. Oppure gli amari, frutto della sapiente unione di decine di erbe locali con essenze provenienti dal lontano oriente, come la china, od ancora i ratafià, liquori tradizionali della campagna, prodotti con una metodologia insieme semplice e delicata con frutta proveniente esclusivamente dalle rinomate piantagioni cuneesi, accuratamente selezionata e mondata dalle impurità. Il liquore che se ne ottiene è adatto a tutte le occasioni, ottimo per guarnire gelati o per rinfrescare le calde giornate estive.

La cura posta nella produzione richiede che la conservazione e l’estrazione delle essenze avvenga con metodi rigorosi, seguendo regole che sono andate via via affinandosie migliorando negli anni, e che permettono oggi alla Bordiga di trasferire nelle bevande tutte le caratteristiche organolettiche che le rendono uniche ed inimitabili.

Una frase cara ai Bordiga dice che loro fanno i liquori “partendo dall’erba”, convinti che solo così si possano preservare e sottolineare quei sapori tipici ed inconfondibili delle valli alpine.

Sapori antichi, che la quarta generazione di Bordiga, animata dallo stesso spirito del fondatore, ha portato nel terzo millennio, certa che le tradizioni e l’amore per il proprio lavoro possano sposarsi alla tecnologia ed al progresso, unendo il passato con il futuro.

 Gin Bordiga Dry è uno dei pochissimi gin Small Batch interamente italiani, distillato in quantità limitate con l’alambicco di rame a fuoco di legna. Viene prodotto usando bacche di ginepro provenienti dalle Alpi Marittime.gin_dry
La particolarità del clima di questa zona alpina, in cui l’aria del mare incontra la montagna, conferisce alle botaniche una concentrazione elevatissima di olii essenziali, con caratteristiche organolettiche uniche e straordinarie.

Quando la bacca rude del ginepro incontra la dolcezza della regina dei fiori, nasce il Gin Rosa, un mix straordinario di sapori e profumi.

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Accanto alle botaniche del Gin Bordiga, Rosa ha anche un finissimo distillato di boccioli di rosa, di cui assume il profumo e la caratteristica e delicata colorazione.

 Smoke è una pregiata variazione dal retrogusto affumicato. Come tante cose  eccellenti nasce da un caso, da una partita di bacche di ginepro affumicate (”stubà” in dialetto occitano) per errore vicino ad una carbonaia .

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I Mastri Distillatori Bordiga le hanno utilizzate quasi per gioco, scoprendo così un inatteso e straordinario sapore.

Bordiga produce il Vermouth dalla fine dell’Ottocento, sempre con la stessa ricetta di quando è nato. Oggi il Vermouth Bianco torna con l’etichetta originale disegnata a mano della sua prima versione, orgoglio di un gusto e di uno stile che fanno scuola da oltre cento anni. 18% Vol. – cl 75

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Vermouth di Torino Extra Dry

Il suo pallido colore naturale, il gusto tradizionalmente secco dalla punta amara, il bouquet intenso e persistente sono il prodotto di questa storica ricetta che esalta le infusioni di erbe aromatiche e spezie armoniosamente miscelate con il vino. 18% Vol. – cl. 75

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Vermouth di Torino rosso

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Bordiga ha creato il primo vermouth nell’anno della sua nascita, il 1888, una lunghissima tradizione garanzia di qualità ed eccellenza.

Ispirato nell’immagine ai film noir francesi ed americani degli anni quaranta, il Vermouth Rosso Bordiga fa rivere tutta l’atmosfera di mistero e di passione di quell’epoca, anche nell’etichetta, realizzata appositamente come una locandina da film.

Nel gustarlo vi sentirete avvolti e coccolati dalle spezie e dagli aromi che lo compongono, sapientemente miscelati dai mastri distillatori Bordiga.

Delizioso puro, con ghiaccio e scorza di limone, è indispensabile come base per la creazione dei cocktail piu classici.18% Vol. – cl. 75

Bordiga Bitter Rosso  Liquore Aperitivo Amaro Vol. 21%

Bordiga da sempre cura i momenti speciali in modo speciale: l’Aperitivo è semplicemente meraviglioso. Liscio, con ghiaccio, lime o arancia, o come base per uno Spritz strepitoso, ha un gusto sempre inconfondibile.

Frutto di una antica ricetta della Distilleria Bordiga mantiene le migliori caratteristiche degli ingredienti che lo compongono, coniugandole con un ottimo sapore ed un piacevole aroma. Per il suo gusto delicato e particolare è ideale   anche nella miscelazione.

 

http://www.bordigaliquori.it

Cav. Pietro Bordiga S.r.l
Via Valle Maira 98
12100 Cuneo

info@bordigaliquori.it

BARMAN & GENTLEMAN

“Si contano oggi per il mondo migliaia e migliaia di cosiddetti “barman” ma per la verità,  in generale si tratta di uomini del Bar,baristi,ma, come mixeurs…zero.”

1000 cocktails

No, non sono io a dirlo, ma è nella prefazione del libro “Mille cocktail” , di Elvezio Grassi,  libro che vede la prima edizione nel 1920.

Chissà cosa penserebbe questo barman ,o altri della sua epoca, del moderno bartending in Italia.

Un tempo (in cui non c’era Internet), barman si diventava sul campo. Esisteva la gavetta, fatta di lavoro silenzioso ed osservazione dell’arte da parte di chi portava la giacca bianca. Lingue studiate ed imparate sul posto di lavoro all’estero (in verità con poche comodità e tanti sacrifici), umiltà, parola oggi abusata, ma quasi mai usata nel modo giusto, educazione e buone maniere.

Ernest-Hemingway,Giuseppe-Cipriani,il barman Ruggero Caumo (Harrys Bar Venezia)
Ernest-Hemingway,Giuseppe-Cipriani,il barman Ruggero Caumo (Harrys Bar Venezia)

Si andava in Svizzera ad imparare il servizio (sia di sala che bar, un buon barman era anche un efficiente maitre d’hotel, ma non necessariamente il contrario), ed in Inghilterra per la lingua.

Il Barman (con la B maiuscola) o l’aspirante tale, lavorava solo in hotel, possibilmente di lusso, oppure sulle navi da crociera, o comunque dove c’era l’elite.

Salvatore Calabrese

Ovvio pensare che le buone maniere erano il primo requisito per poter accedere a posti di lavoro di questo tipo.

Banditi, sul posto di lavoro, tutti gli orpelli, quindi niente orologio, anelli, collane ecc. Sobrietà era la parola chiave. Divisa pulita e sempre in ordine, cravatta o papillon (a seconda della qualifica) e ruoli ben definiti. Mai un commis si sarebbe sognato di avvicinare un cliente e rivolgerli la parola senza essere interpellato o aver avuto l’autorizzazione del capo barman.

I barmen italiani erano allora molto considerati nel mondo, la classe e la preparazione che avevano era uguagliata da pochi altri.

Il rapporto con i clienti era quello della “sponda del tavolo da biliardo”, ossia di ribattere,  durante una conversazione, in modo di far sentire il cliente a propio agio. Si evitavano gli argomenti “caldi” come sport, politica e religione.

La cultura e l’informazione erano indispensabili, per poter discorrere amabilmente di argomenti che potevano spaziare dalla metereologia alle novità letterarie, piuttosto che una mostra od un opera teatrale.

Angelo Zola

Al giorno d’oggi, come ben sappiamo, le cose sono molto diverse. L’apparire ha preso il posto dell’essere. Conta di piu il consenso dei colleghi che “contano” (cioè quelli che appaiono di più), che quello dei clienti. La riservatezza (ricordate le tre scimmiette? Erano il simbolo del barman) è ormai solo un ricordo.

I Barman di un tempo rabbrividerebbero vedendo la quantità di tatuaggi, orecchini e piercing che si agitano oggi dietro i banchi bar.

Ad onor del vero bisogna ammettere che anche la clientela è cambiata. Ci sono ormai pochi signori, pur restando i ricchi. Il compianto Marco Mascardi,gentlemand’altri tempi e giornalista ,nonchè fan dei barmen di classe,                 diceva spesso che sarebbe stato utile fare dei corsi per i clienti, piu che per i barman

Marco Mascardi
Marco Mascardi

Non sta a me giudicare se sia meglio o peggio, ma a volte mi capita di pensare che per essre trasgressivi oggi basterebbe non avere tatuaggi, piercing ecc… indossare una giacca bianca, pulita ed in ordine, accogliere i clienti con un sorriso e parlargli di cultura nella sua lingua…

Mauro Lotti
Mauro Lotti

E magari un giorno far rinascere lo stile italiano anche nel bartnding e nell’ospitalità

IL MARTINI PERFETTO

Il Martini è sicuramente “Il Cocktail!”

Abbiamo trovato questo articolo su Internet che ci sembrava interessante. Poteteleggere originale (in inglese, di  ) a questo indirizzo: https://www.buzzfeed.com/emmacooke24/shaken-not-stirred?utm_term=.glx2x6zxw#.deeaQAyQo

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Il Martini: Esiste un drink piu “affabile”?

Io credo di no

 

Ma per un drink con solo due ingredienti, ci sono molti modi per farlo

Shakerato o mescolato? Gin o vodka? Oliva o limone? Dirty o normale? Ci sono un sacco di variazionie opinioni diverse su questo

Abbiamo chiesto a Jared Brown, mastro distillatore di Sipsmith gin, co-autore di “Shaken not styrred: una celebrazione del Martini”, esperto a tutto tondo di Martini,  i suoi suggerimenti:

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1. Il classico Martini è fatto con il gin, non con la vodka

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“Gin era lo spirito originale in un Martini. Un Martini è sempre fatto con gin. Un vodka Martini è fatto con vodka. Il Vesper Martini – la prima bevanda ad apparire in Casino Royale,( il primo libro di Bond di Ian Fleming, e resa famosa da Gilberto Preti del bar del Duca) – è fatta sia con vodka e gin “.

2. La prima ricetta del Martini che conosciamo apparve nel 1888, ed è molto diversa da quella che conosciamo oggi

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“Nessuno ha mai rintracciato l’inventore del Martini, altrimenti ci sarebbe un monumento e il suo compleanno sarebbe una festa globale. La prima ricetta è comparso nell’edizione 1888 del libro: Harry Johnson’s New and Improved Bartender’s Manual. La ricetta viene  realizzata con parti uguali di gin e vermouth dolce, una goccia di assenzio, un goccio di sciroppo di zucchero, una goccia di bitter all’arancia, e guarnito con una ciliegia . Ora, è semplicemente gin e vermouth (o vodka e vermouth) raffreddato con ghiaccio e guarnito.
“Il primo Martini secco (a base di vermouth dry) si presentò nel 1895, ma il Martini secco che conosciamo oggi (fatto con meno vermouth) è stato reso popolare nei primi anni ’40, perché il vermouth  scarseggiava. Il vermouth veniva prodotto in Francia e in Italia; in quel periodo il governo francese di Vichy era proibizionista e il leader in Italia, Mussolini, era astemio. Così, la produzione di vermouth è stata vietata, ed entrambi i governi vietarono le esportazioni e ci fu una carenza di prodotto “.

3. Dry significa due cose: quale vermouth usare e quanto usarne

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“Dry originariamente significava che un Martini poteva  essere realizzato con vermouth dry; questo separava il dry Martini dal primo Martini, che è stato fatto con il  vermouth dolce.
“Oggi, ci sono tre tipi di Martini: Uno sweet Martini , fatto con  vermouth dolce, un Martini dry, fatto con vermouth dry, e un perfect Martini che ha un po’ di vermouth di entrambi i tipi
“Ma secco può fare riferimento anche a quanto vermouth c’è nel Martini – un Martini dry ha meno vermouth, un ‘wet’ Martini ne  ha più.”

4. Non esiste un gin giusto ed uno sbagliato per il Martini. La scelta va fatta in base ai gusti personali

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Quella del gin è una categoria ambia,come quella del rum o del whisky.Ci sono tutti i tipi di stili disponibili, dal tipo light e floreale a forte, da molto dry ed agrumato a sorprendentemente secco.In generale preferisco un profilo asciutto, tipico del london dry, con note di pino equilibrate, agrumi, fiori e note terrose nel mio Martini

“Se vuoi un profilo di sapore tradizionale, scegli Sipsmith, Tanqueray, Beefeater, o Bombay secco (quello nella bottiglia trasparente), per citarne solo alcuni.

“Se vuoi un gin caratterizzato dagli agrumi, scegli  Tanqueray ten, Damrak, o Beefeater gin 24. floreale: Martin Miller, Bloom Geranium e Hendrick’s, con le sue famose rose e cetriolo( sapori aggiunti dopo la distillazione). Per sapori speziati, Opihr è il tuo gin. Per  una bevanda più dolce e speziata, scegli un Old-Tom gin.

Ho un enorme vantaggio,  ho trascorso anni a creare un gin adatto al mio palato – Sipsmith. Fai la strada attraverso tutte le scelte possibili fino a quando non avraii trovato il tuo preferito, o avrai raggiunto la mia stessa conclusione. Che Sipsmith è la scelta  migliore ”

5. La chiave per un buon Martini è usare il vermouth fresco

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Per me, la ricetta ideale per un Martini è di circa quattro parti di gin a una parte vermouth. Ma soprattutto, il miglior Martini è fatto con vermouth fresco. Il Vermouth è un vino; respira, marcisce, muore. Nessuno vorrebbe trovare una bottiglia mezza vuota di chardonnay che è stato  lì per sei mesi e bere (o almeno spero che nessuno lo faccia).Il Vermouth ha la stessa forza di alcol.
“Una volta che si apre una bottiglia va conservatain frigo. O, se si vuole fare i migliori Martini del mondo, acquistare bottiglie in miniatura di vermouth e aprirne una nuova per ogni drink.

6. Metti il vermouth in frigo una volta aperto

La bottiglia di Vermouth che è stata aperta durerà circa una settimana sullo scaffale a temperatura ambiente. La refrigerazione prolunga la durata di una bottiglia da 10 a 15 volte, in modo che una bottiglia di vermouth durerà da 10 a 15 settimane, se conservato in frigorifero.
“Se si entrate in un bar e vedete il vermouth in bella mostra sulla bottigliera, ordinate una birra, non un Martini. Ma se non si vede il vermouth,  significa che è in frigo, dove dovrebbe essere “.

7. Il Martini vermouth ha ispirato il cocktail Martini ed è ancora il vermouth migliore da usare .

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“Vermouth Martini era il vermouth originale nella bevanda(-non secondo tutte le fonti, Secondo altre versioni il Martini nasce usando il vermouth francese Nolly Prat- n.d.r.) – è da lì che il nome Martini cocktail proviene, ed è anche il motivo per cui il nome bevanda è tradizionalmente scritto in maiuscolo. Si fa ancora un grande Martini e il vermouth è eccellente nonostante il prezzo piuttosto basso. Noilly Prat è un altro vermouth popolare per fare i Martini. La differenza tra i due è Martini viene imbottigliato senza essere invecchiato in botti. Noilly Prat spende circa 18 mesi in botti di rovere usati sotto il sole del Mediterraneo.
“Altri grandi opzioni vermouth dry in questi giorni sono Dolin, Cocchi (oltre a loro Cocchi Americano), Vya dalla California, Belsazar dalla Germania, e molti altri.”

8. Vodka Martini è diventato popolare  nel 1950.

“I giornalisti americani a Teheran hanno  inventato il vodka Martini nel 1933, cercando di migliorare la ruvida vodka russa con l’ancora più ruvido vermouth locale(?-n.d.r.) .Il primo buon vodka Martini è emerso un anno dopo in America, in una gara di cocktail post-proibizionismo.
“Il vodka Martini è stato poi reso popolare dal film di Hitchcock Intrigo internazionale, quando nella scena di apertura Carey di Grant lo ha bevuto al Plaza Hotel. Quella scena ha lanciato una mania.
“La vodka è diventato lo spirito di scelta ancora una volta nel 1980 quando Absolut ha ripreso le scene dei club. Non è stato finchè Bombay Sapphire è arrivato che il  gin ha cominciato a riprendere il suo giusto posto nel Martini. ”

9. Per il  Vodka Martini si dovrebbe usare una vodka liscia e vellutata,che non “bruci”

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Belvedere e Belvedere non filtrata sono ricchie, rotonde e piene di sapore. Entrambe fanno una grande Vodka Martini. Grey Goose rende una bevanda elegante, troppo.
“La mia preferenza personale è il mio Sipsmith Sipping Vodka, però. E ‘fatta con il grano inglese puro e finito a Prudence, nellla nostra originale still . C’è una certa magia quando lo spirito di grano passa il tempo all’interno di un alambicco di rame. Il rame è altamente reattivo e dà lo spirito un sapore superiore. La nostro vodka è molto cremosa, con sentori di vaniglia e marshmallow, terminando con un po ‘di spezie. E calda, ma non brucia. Il buono spirito scalda, quello cattivo brucia.

10. I Martini sono tradizionalmente guarniti con una scorza di limone o con olive, ma si può essere creativi se si vuole.

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Le decorazioni  classiche sono la scorza di limone e le olive. Se preferisci le olive, quelle di Nocellara sono i migliori, in quanto emanano molto poco sapore  nella bevanda, e catturano anche  un po ‘di gin e vermouth. Il primo Martini, tuttavia, è stato guarnito con una ciliegia – assicurarsi di utilizzare Luxardo, non una di quelle imitazioni
“Ma in realtà, il cielo è il limite. Sono stati serviti Martini guarniti con una fetta di tartufo nero, un piccolo tentacolo di polpo, una fetta di fragola, una fetta di mela alla griglia, un’oliva farcita con formaggio blu, un altro farcito con uno spicchio d’aglio, un altro farcito con un’acciuga. Una variante iniziale del Martini era guarnito con un cerchio di buccia d’arancia. È possibile avere sia untwist che  le olive. Si può avere un Martini con nessuna guarnizione o tutte. Scegli ciò che ti rende più felice “.

11. Se utilizzi una scorza di limone , non toccare il bordo del bicchiere
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“Io ho un debole per un tocco di limone tagliate sottili e spremuto direttamente sopra il Martini per liberare gli oli. Io preferisco non averlo strofinato intorno al bordo perchè aggiunge un sapore amaro che trovo scoraggiante. Gli olii rilasciati dalla spremitura sono davvero tutto ciò che serve. (non sono d’accordo. Lo faccio abitualmente ed i clienti aprezzano -n.d.r.)
“Direi che un twist è la migliore guarnizione per un Martini. Si dà il sapore di fiori di limone. Come ha detto Kurt Vonnegut in colazione dei campioni, ‘ho guardato giù e c’erano migliaia di sorridenti occhi che guardano verso di me, e mi sono reso conto, erano le gocce di olio di limone scintillante sulla parte superiore del mio Martini.’ ”

12.Il martini guarnito con la cipollina si chiama gibson

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“Molte persone pensano che il  Gibson sia un riferimento alle Gibson Girl, ma non è vero. In realtà, è stato fatto da Richard Gibson che ha creato il drink al Bohemian Club di San Francisco.
“The Gibson è solo un Martini guarnito con una cipollina in salamoia. Le guarnizioni di oliva e limone sono  venute  durante gli anni di crescita del Martini, e per questo nessuno ha pensato di rinominarlo ,questo è il motivo per cui non hanno un loro nome. Inoltre, il signor Gibson era piuttosto ben noto … Il Klondike, ispirato dalla scoperta di miniere d’oro in Alaska, è un Martini guarnito con un giro di scorza d’arancia, ma nessuno lo ricorda  “.

13. Vodka Martini dovrebbe avere meno vermouth ed essere servito con un tocco di limone.

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“Un Martini vodka dovrebbe generalmente contenere un po ‘meno vermouth (circa sei parti di vodka e una parte di vermouth dry ), e io davvero preferisco una scorza di limone, perché la vodka è più morbida e non ha la “spina dorsale botanica” in grado di resistere alle olive . Tuttavia, questa è solo una preferenze personale. Non c’è niente di sbagliato nelle olive in un vodka Martini . ”

14. E ‘del tutto OK per mangiare la guarnizione -Meglio mangiarla prima e con sicurezza

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. “Non è mai rozzo  mangiare la vostra guarnizione purchè lo si faccia con autorità Se si tratta di una scorza di limone, gruardala negli occhi mentre lo fai…ma non farlo due volte, il limone ha un sapore terribile

“E ‘meglio mangiare olive o cipolle collocate nel vostro Martini all’inizio,  altrimenti continueranno ad aggiungere sapore e scaldare il drink, in quanto sono generalmente piu caldi del Martini

15. Quando si parla di Martini, c’è qualcosa di “Dirty”

 

“Se si aggiunge troppo salamoia d’oliva,rischi di esaurire lo spazio per il gin e vermouth. Di solito quattro o cinque barspoondi salamoia di olive bastano, ma è possibile aggiurgene di piu, se richiesto.

“Se si vuole il miglior Martini del mondo, però, acquistate un vasetto di olive, scartate la metà della salamoia e sostituitela con del vermouth dry. Lasciate riposare per una settimana ed avrete delle olive impregnate di vermouth e salamoia, da poter utilizzare al posto del vermouth

16. Il modo migliore per mantenere un freddo Martini è quello di servirlo in un bicchiere piccolo

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“Un Martini dovrebbe essere finito prima che abbia la possibilità di riscaldarsi. Se trovate il vostro Martini  caldo prima di averlofinito , provate a utilizzare coppette da cocktail piu piccole. Se fatto in modo corretto il cocktail resterà freddo fino alla fine

“È possibile aggiungere un cubetto di ghiaccio al Martini, ma è più tradizionale di bere ‘up’ (senza ghiaccio) in un bicchiere da Martini. Il modo migliore per raffreddare il Martini senza servirlo con ghiaccio, è quellodi raffreddare i bicchieri con acqua e ghiaccio. Solo il ghiaccio raffredderà solo le pari in cui il ghiaccio tocca il bicchiere.L’acuq entrerà in contatto con tutto il vetro.

 Non versare mai un Martini in un bicchiere caldo o temperatura ambiente. ”
Il suggerimento di Editor: se si vuole ri-raffreddare un mezzo Martini, senza aggiunta di ghiaccio, prendere un bicchiere i fresco fresco e versarlo in questo!

17. Se stai facendo Martini,a casa,compra un pò  di ghiaccio al supermercato .

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“Vale ‘sempre la pena di comprare il ghiaccio dal negozio. Sarà sempre fresco, a base di acqua filtrata, e temprato sollevando e abbassando la temperatura sotto lo zero, il che rende piu duraturo del ghiaccio del congelatore

“In più, se a  casa  vostra è il ghiaccio incrostato con i resti del curry dal mese scorso, i vostri Martini non avranno lo stesso gusto

18. Shaken or stirred vanno bene entrambi, dipende dalle vostre preferenze

” Ai giorni nostri la maggior parte dei baristi  vi dirà che un Martini dovrebbe mai, mai, mai essere shakerato. Tuttavia, nei giorni Mad Men e per decenni prima di allora, il Martini shakerato era altrettanto comune e conosciuto come Bradfords.

“Un Martini agitato sarà piu torbido e piu leggero nel sapore a causa di una maggiore areazione. Avrà una flottiglia di piccoli iceberg in cima  (versato da shaker attraverso un colino da tè e nel bicchiere). Un Martini mescolato potrebbe non essere abbastanza freddo, ma sarà perfettamente chiaro e hanno una consistenza leggermente più spessa.

“Quanto alla questione se agitato o mescolato è meglio, secondo le parole di Dick Bradsell:”Fate un Martini esattamente come il vostro ospite vorrebbe berlo. Godetevi il Martini a fondo senza farvi rovinare il piacere da uno snob che dice che è sbagliato”

19. I primi Martini non erano mescolati o agitati;ma preparati con la tecnica “thrown”

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“Ironia della sorte, i primi Martini non sono statishakerati o mescolati, sono stati gettati. Il lancio è una vecchia tecnica di miscelazione; abbastanza vecchio che appare sulla ceramica antica greca e antiche sculture in marmo egiziani. Il Incas anche usato questa tecnica per montare il loro cioccolato da bere.

Il  thrown consiste nel far cadere il drink da un bicchiere da miscelazione tenuto in alto, dentro ad uno tenuto molto in basso, con l’altra mano. Quello in alto è pieno di ghiaccio, trattenuto da un colino.Questo processo può essere ripetuto 6 o 7 volte. Alla fine il drink è perfettamente refrigerato, ha piu areazione di un drink shakerato, ma rimane limpido

20. Acquista solo liquori che ti piacciono,non eiste il risparmio, se poi non ti piace il risultato

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Hai bevuto schifezze per trent’anni? In questo caso non puoi bere niente. Ma in generale un drink sara buono come l’ultimo dei suoi ingredienti. Quindi, utilizzare il vermouth più fresco e il miglior gin. Con ‘migliore’ non intendo il più costoso. Il gin più costoso in questo mondo è, ad essere onesti, non il migliore. Utilizzate il gin che piu vi piace. Potrebbe essere il piu economico, ma prendetelo perchè vi piace, non perchè costa meno

21. Il momento migliore per bere un Martini è alla fine della giornata di lavoro.

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A differenza di un aperitivo, che è morbido e amaro e prepara il corpo per un pasto, un Martini è un cocktail. Un cocktail è un anestetico sociale. Esso segna la fine della giornata di lavoro, assicurando che sarete in condizione di tornare al lavoro o anche di discuterne in modo coerente dopo averne bevuti alcuni, non è socialmente accettabile  uscire dall’uffico e tirare dardi tranquillanti a tutti, così possiamo prendere un Martini. “Personalmente, però, mi iscrivo alla regola che si dovrebbe bere un Martini quando il bicchiere è vuoto.”

22. Se si desidera qualcosa di un po ‘diverso, ci sono centinaia di varianti Martini da provare.

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“Ho trovato un paio di centinaia di variazioni sul Martini tutto inventato prima della seconda guerra mondiale. Da allora ne sono stati creati molti di piu.  Molti di loro sono superbi, ma mi piacerebbe iniziare con il gin Martini, il Martinez,e l’ Arnaud.

“Per un gin Martini, aggiungere parti ugualidi sloe e dry gin, oltre a una mezza misura di vermouth dry. Il Martinez è nato circa lo stesso tempo del  Martini e comprende tocchi di liquore maraschino e Curaçao all’ arancia. L’ Arnaud, creato a Parigi nel 1920, è realizzato con parti uguali di dry gin, vermouth dry, e creme de cassis, ed è delizioso “.

23. E’ ok giocare con il tuo Martini

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“C’è stato un tempo che ogni barista ha fatto un Martini un po ‘diverso, e si andava in quel bar per aprezzare quella particolare ricetta  proprio come ci si va in un ristorante per apprezzare la particolare carbonara di uno chef.  Non si va in un ristorante perché lo chef fa una carbonara esattamente come tutti gli altri  si va, perché lui  la fa in um modo particolare. E ‘lo stesso per bevande classiche. Lasciate fare al barman, lasciate che vi faccia il suo Martini ideale, e imparate da lui. E quando si tratta di Martini, non abbiate paura di deviare
Emma Cooke is a lifestyle writer for BuzzFeed and is based in London.

 

 

VODKA BELUGA

Il lusso di bere bene

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Torno a parlare di Vodka (con la V maiuscola), dopo aver effettuato una serie di assggi di Vodka Beluga a Nizza.

Grazie alla brand ambassador Katerina Tsokolenko, che ci ha dato la possibilità di conoscere meglio la gamma di Vodka dello storione.

Innanzitutto perchè dare ad una Vodka il nome di un pesce? In primis perchè non è un pesce qualunque, ma uno storione che produce il miglior caviale in commercio, e poi perchò, come il pesce in questione, ha bisogno di tempi lunghi per poter dare il megio di sè, con risultati eccezionali.

 

 

La Vodka Beluga è prodotta da JSC Synergy, uno dei colossi russi del settore delle bevande alcoliche nonché terzo produttore di Vodka al mondo. Distillata per la prima volta nel 2002, Beluga è diventata in breve tempo leader del segmento Super Premium –Ultra Premium; sui mercati occidentali è presente a partire dal 2009, ed è oggi venduta in oltre 50 Paesi del mondo.

 

La gamma beluga è composta da varie tipologie:

 

VODKA  BELUGA  NOBLE

Beluga Noble
Beluga Noble

Un distillato che definire “base” è estremamente riduttivo. La piu adatta ad essere miscelata, passa trenta giorni di affinamento (moltissimi per una Vodka) prima di essere messa in commercio. Prodotta da cereali russi maltati di alta qualità, viene controllata in ogni fase della distilazione. Distillazione multipla in alambicchi continui, rettificazione in cinque passaggi, filtrazione in due passaggi su carbone attivo di betulla. Ne risulta un Bouquet fresco, in cui spiccano fragranti accenni floreali e note di cereali.

 

VODKA  BELUGA TRANSATLANTIC

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Beluga Transatlantic

Prodotta in onore della squadra di vela Russa,ha una particolarità che la differenzia dalle altre Vodke Beluga: nel processo di filtrazione, il distillato passa attraverso un filtro di cotone naturale. Il processo di affinamento, che in questo caso passa a 45 giorni, lo rende un prodotto con un gusto delicato.

 

VODKA  BELUGA ALLURE

Beluga Allure
Beluga Allure

Un pakaging alla moda caratterizza questa Vodka dedicata alla squadra nazionale russa di polo. Due mesi di riposo, per un distillato che regala sentori di frutti rossi, gusto morbido ed avvolgente. Per questa (e per tutte le altre Vodke Beluga) nessun additivo di sintesi, solo naturali. Cinque distillazioni e tre filtrazioni ci regalano un distillato pulito e rotondo.

 

VODKA  BELUGA GOLD LINE

Beluga Gold Line
Beluga Gold Line

Ed arriviamo al top di gamma (da noi degustato con accompagnamento di caviale Beluga…).

La GOLD LINE aspetta 90 giorn i (tre mesi!!!) prima di essere messa in commercio, una lavorazione complicata che ci dona una Vodka incredibile: Solo fermenti e additivi naturali, nessun additivo di sintesi. Controlli di qualità ad ogni fase della lavorazione,distillazione multipla in alambicchi continui, rettificazione in cinque passaggi, filtrazione in tre passaggi su carbone attivo di betulla, ulteriore filtrazione su quarzo.

Per finire bottiglie numerate,assemblate interamente a mano, con astuccio in pelle e con dotazione di un martelletto (per rompere il sigillo di cera sul tappo) e di una spazzola in setole di tasso (per rimuovere i frammenti del sigillo). L’etichetta è metallica, con uno storione tridimensionale fissato a essa.

 

 

Un consiglio per bere la Vodka di qualità: non ghiacciata,  ma fresca (come per i vini), a seconda della complessità.  Così cone sarebbe un peccato bere un barolo freddo,  è altresì un orrore raffreddare troppo Vodke di pregio.  Seppur non prepotenti, come può essere per rum o tequila,  ci sono aromi e profumi nella Vodka che verrebbero coperti dal freddo.  Altro consiglio, la Vodka di qualità (quella non di qualità non va  neanche presa in considerazione) va degustata.  Se beviamo qualcosa di buono è sempre bene assaporarlo, i chupiti lasciamoli ai bar di quart’ordine che servono alcolici di dubbia provenienza a prezzi bassi. Lasciamoci avvolgere dal gusto, ne guadagneremo in piacere e   soprattutto in salute

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Infine una sorpresa: due nuovi prodotti a marchio Beluga non ancora in commercio:

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prodotti nel cuore della siberia dai maestri distillatori di Beluga

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HUNTING BERRY: include una serie di frutti rossi e spezie (anice, cannella ed altre). Tutte le erbe, i frutti e le spezie vengono macerate separatamente, in piccoli gruppi, per accentuarne gli aromi. Solo alla fine la complicata opera di “blending” per creare due prodotti dai gusti e profumi bilanciati. La gradazione alcolica è di 38 gradi.

HUNTING HERBAL: l’acqua dei pozzi artesiani e l’alcool maltato,uniti ad una ricca selezione di erbe e ad una lavorazione attenta e complicata, rendono giustizia ad un “bitter” a 40 gradi ricco di profumi. Si consiglia di bere questi due prodotti ben freddi, oppure come base per cocktail, che godranno dei profumi di questi due prodotti.

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La Vodka Beluga è prodotta da JSC Synergy, uno dei colossi russi del settore delle bevande alcoliche nonché terzo produttore di Vodka al mondo. Distillata per la prima volta nel 2002, Beluga è diventata in breve tempo leader del segmento Super Premium –Ultra Premium; sui mercati occidentali è presente a partire dal 2009, ed è oggi venduta in oltre 50 Paesi del mondo. http://vodka-beluga.com/

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Distribuita in Italia dai fratelli Rinaldi

 

 

 

 

 

SHERED

  • Bourbon (infuso con Lapsang suchong tea)
  • Pesca
  • Lime
  • Bitter
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Fotografia di Emanuela Nocito

O redhead…perchè Lei è rossa.
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La dolcezza degli stati del sud (Stati Uniti ovviamente),legata all’affumicatura, non solo delle botti, come si usa fare da quelle parti,ma anche dell’esotico Lapsang Suchong tea. Lei non è americana, ma ha molto a che fare con le miscele di the, erbe ed infusi vari. La pesca, matura al punto giusto, profumata e gustosa. Come per il Bellini è preferibile quella bianca, che si trova d’estate. Non frullata, per carità! La pesca va “pressata” delicatamente con l’aiuto di un colino, in modo che non si riempia d’aria e che il colore della buccia vada a mischiarsi con quello della polpa. Il succo di lime serve ad equilibrare , perchè dolce va bene, ma nel giusto limite. E per finire il bitter. Io ho scelto il bitter rouge, che aprezzo per la varietà di profumi. Il punto di amaro che non guasta,anzi.

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E perchè un pò di rosso ce lo voglio mettere anche io, che diamine. E stasera lo gusteremo insieme… Ma non vi dico come e dove

ROMMEL

Rommel
fotografia di Emanuela Nocito

L’americano è da sempre uno dei miei cocktail preferito. L’equilibrio tra dolce e amaro, l’alcol a giusta gradazione, grazie all’aggiunta di soda, gli olii essenziali del limone che lo profumano. All’aperitivo è sicuramente una scelta azzeccata…

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Ma un giorno, a Montecarlo, arrivano due clienti, una coppia di Torino per l’esattezza, che amano l’americano, ma per l’occasione vorrebbero un twist che lo renda legato a quel momento, a quel posto, a quella loro serata.

Il preavviso è poco, ma per fortuna l’intuizione arriva. Ed è legata ad un altro cocktail ormai classico, e molto in voga negli ultimi anni,  Il moscow mule è composto da vodka, succo di lime e ginger beer.

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Ginger beer non è una birra, ma si chiama così perchè la lavorazione ricorda quella della birra, ma ha come base lo zenzero, e viene dagli Stati Uniti. Da non confondere con il ginger ale, di produzone inglese, che è essenzialmente una bevanda aromatizzata al ginger.

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E allora la soda viene sostituita dal ginger beer. Il piccante dello zenzero arriva alla fine, l’amaricante del bitter  mischiato al dolce del vermut si sentono prima.  Per completare l’opera, alcune gocce di bitter all’arancia.

Alla fine della cena gli aperitivi sono stati molti piu di due, i clienti se ne sono andati sorridendo, ed io ho creato il mio “twist” ,  che è diventato anche il mio aperitivo preferito.

 

BOND E’ STATO QUI

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E’ sempre emozionante cominciare un nuovo lavoro. Se poi la location è “importante” come può essere il casino di Monaco, beh, in questo caso l’emozione è piu che giustificata.
Il primo casino d’Europa è stato inaugurato nel 1863. Il nome di “Monte-Carlo”, che altro non è che la traduzione di ligure di “Mont Charles”, in onore del Principe Carlo III, nasce nel 1866.
Dopo l’arrivo della ferrovia a Monaco e l’inaugurazione del teatro dell’opera, comincia il viavai di personalitàdi alto rango, che dura ancora oggi.

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Tra gli ospiti piu o meno famosi, anche James Bond è stato qui, in un paio di occasioni…La prima volta nel 1983.Il film è “Never say never,again”, Lui è Sean Connery,la bond girl è Kim Basinger, nei panni di Domino.
Memorabile il tango ballato dai due nell'”Atrium” del casino…

Ma parliamo di cose serie: in questo film mr.Bond non si fa mancare i Vodka martini (indovinate come…) ma anche vodka con ghiaccio. Domino (come nel romanzo) Bloody Mary,con poca Worchestershire

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La seconda volta di 007 è nel 1995, e ad interpretarlo è Pierce Brosnan, nel film: Goldeneye. Piu di una scena girata nel Principato, e l’incontro con la Bond girl “Xenia Onatopp (Famke Janssen) avviene al casino

Questo film non è tratto da nessun libro o racconto di Ian Fleming. I due sopracitati ordinano il solito vodka martini. In un altra scena del film, nell’ufficio di M, berrà del rum con ghiaccio. La cosa buffa di questo film, non bevendo James Bond acqua minerale, per poter far entrare la Perrier (sponsor del film), la faranno apparire in una scena in cui il camion carico di bottiglie di acqua minerale francese, viene travolto da un carro armato.

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Nella mia  “vita lavorativa” ho avuto occasione di incontrare alcuni interpreti delle pellicole di Bond. Ed anche un Bond in persona, tale sir Roger Moore. Ormai avanti con l’età, ho avuto il piacere di servire a lui ed alla sua signora due coppe di Champagne, al Royal Hotel di Sanremo, prima di una nota trasmissione televisiva. Sempre molto “charmant” e con classe da vendere.

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Sempre a Sanremo, ma in anticipo sui film di Bond, uno straorinario Giancarlo Giannini, che all’epoca non aveva ancora indossato i panni di Renè Mathis, in compagnia di Daniel Craig

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Simpatico e deciso, è sicuramente attratto dalle grazie femminili.

A Milano invece, al Westin Palace hotel si è presentato  Kabir Bedi, famoso come Sandokan, la tigre della Malesia, ma anche “Gobinda” in Octopussy del 1983, a fianco di Roger Moore

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Nel film Octopussy 007 beve Champagne e l’immancabile vodka martini (esclamando sottovoce: ah, ha imparato la lezione…)

Tornando al Casino di Monaco , è sottinteso che buona parte dei cocktail ispirati alla fortunata serie sono molteplici. I più gettonati (in particolare dalla clientela americana) il Vesper, il vodka martini -shaken, not stirred-  ed il Dirty martini (questo apparso nell’ultimo film Spectre, se non vado errato). Ma l’offerta è ovviamente piu ampia.

Nell’attesa che entri nuovamente James Bond, non mi resta che ricordare ai clienti che le Bond girls non sono incluse…

RISTORAZIONE AL BAR

Oggi ho pensato di farmi odiare  dalle grandi marche di  cibi precotti surgelati…

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C’era una volta un paese a  vocazione turistica ed  enogastronomica.

Malgrado i mille problemi  dovuti ad una  classe politica  poco attenta alle necessità  del paese, ma molto ai propri  conti correnti,

gli abitanti del bel paese  ed i turisti,  mangiavano,  nella maggior parte dei casi,  molto meglio degli abitanti del  resto del mondo.

In casa, o fuori, la cultura  (inculcata fin dalla  prima infanzia da nonni  e genitori) era fondata  su un concetto:  l’importante è  mangiare bene,  laddove bene è sinonimo di  naturale e  “fatto in casa”.

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Ma i tempi cambiano,  le necessità  dei politici  aumentano, e l’economia  segue a ruota.  Il mercato peggiora,  le spese aumentano,  gli esercizi  pubblici si moltiplicano a   dismisura (anche a causa di  una legge  scellerata che aumenta il  numero senza  preoccuparsi minimamente  della qualità o  della professionalità).

 

Ovviamente in ogni momento  di debolezza,  qualcuno è  pronto ad aprofittarne.   Per quei gestori nuovi arrivati,  (spesso da  settori completamente  diversi, senza nessuna  esperienza  del settore), ogni cosa  da vendere  al bar va bene…caffè di bassa  qualità  (a buon prezzo),  liquori di  dubbia provenienza,  vini a basso costo e così via. La battaglia si sposta sul  fronte del prezzo,  e non più sulla qualità.

In questo tipo di mercato si  presentano le  grandi aziende, con piatti pronti  da servire al bar.

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E allora anche il più sperduto ed  oscuro bar  di periferia è pronto  a trasformarsi in  rinomato  ristorante.

Le migliori specialità della  cucina italiana a  disposizione di tutti ed ovunque…

Poco importa se troveremo  specialità trentine  sulle spiaggie siciliane o viceversa, spaghetti alle cozze sui campi  da sci…

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Ovviamente esiste, per fortuna,  una parte di  gestori “all’antica”,  per cui la qualità della materia  prima e l’amore per la buona  tavola (ed il buon bere) rimangono la priorità.

 

Ma ricordo quando i bar  facevano i bar ed i  ristoranti i ristoranti (altro  settore che ha risentito notevolmente dei  cambiamenti  voluti dai nostri beneamati  politici).

Il panino, il piatto freddo,  l’insalata serviti al bar  DOVEVANO essere meglio di  quelli del vicino, oggi sembra  solo  che debbano  costare meno, visto che  spesso e volentieri  sono gli stessi.

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L’offerta di prodotti locali,  oltre che essere piu  conveniente, aiutava anche  il turismo enogastronomico. I vini locali,  i prodotti del  territorio esibiti negli esercizi  commerciali  erano una prima, immediata,  vetrina, che  induceva eventuali turisti ad  approfondire  le conoscenze del territorio,  andando poi  nelle aziende per vedere come  venivano  preparati, e perchè no,  importarli nei  rispettivi paesei e diventare  piccoli  ambasciatori  del made in Italy.

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Fortunatamente ci hanno  pensato le  aziende direttamente a farsi  conoscere (le varie vie del vino, dell’olio, ecc.),  ma hanno perso molte vetrine  importanti e molti pr già formati.

 

Questa favoletta, almeno per il  momento,  non ha un lieto fine, ho forse  un pò calcato la mano su alcuni aspetti,  per far meglio  capire che abbiamo intrapreso  una strada che sicuramente non porta a  nulla di buono.

Siamo un paese straordinario,  arriverà  un giorno in cui riusciremo ad  offrire del nostro meglio,    e magari a far rientrare tutti  quei professionisti che abbiamo sparsi per il mondo,  che tengono altro il nostro nome,  ma che ci farebbero comodo qui

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VODKA!

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Questo è un distillato che mi “tocca”particolarmente.Sarà stata l’esperienza di lavoro a Mosca, contatti e frequntazioni con russi , anche in tempi non sospetti,la mia appartenenza, per un pò, all’associazione dei barman russi (B.A.R.) sarà l’alta qualità che ha raggiunto negli ultimi anni la produzione della vodka. Qualunque sia la ragione,questo rimane il mio distillato preferito (alla faccia di speackeasy e distilati modaioli). Pura, fredda, secca. Queste le peculiarità che me la fanno amare.

Ma tra tutte, ce ne sono alcune che aprezzo paricolarmente, la prima è sicuramente la Russian Standard

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Strana la soria di questa vodka. In origine Russian Standard è il nome di una banca privata russa. Il propietario, Roustam Tariko*, grazie ai suoi affari è spesso e volentieri in giro per il mondo (con il suo jet privato, of course…)

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Roustam Tariko

Ad un certo punto si chiede perchè lui, russo e benestante, deve bere in vari posti del mondo , delle vodke di qualità dubbia (le premium dovevano ancora arrivare) e di paesi senza una cultura alle spalle.

Detto fatto. Lui voleva la miglior vodka del mondo.

La mia ambizione è rendere Russian Standard una delle maggiori vodka premium al  mondo” Roustam Tariko
Fondatore e CEO, Russian Standard Vodka

Distilleria ultra moderna a S.Pietroburgo (o Leningrado?) , tecnologie nuove, ma metodo antico.

La formula di Mendeelev

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“Ovunque esiste un mezzo nelle cose, determinato dall’equilibrio”
DMITRI MENDELEEV
Professore di Chimica, Università di San Pietroburgo

il Professor Dmitri Mendeleev – autore della Tavola Periodica degli Elementi – ha stabilito il punto preciso d’equilibrio nella purezza della vodka: 40% vol.
Nel 1894, la formula perfetta di Mendeleev fu riconosciuta dallo Zar Alessandro III come l’assoluto segno di autenticità per la produzione di vodka dai più alti standard.
E ancora oggi si seguono i dettami di Mendeleev per produrre questa vodka di alta qualità.

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INGERDIENTI:

“Le vodke Russian Standard sono realizzate utilizzando solo grano invernale cresciuto nel fertile suolo delle steppe del sud della Russia.
Il grano invernale utilizzato è selezionato a mano da varietà a crescita lenta, piantate a settembre e lasciate maturare sotto le profonde nevi del lungo inverno nordico. Al momento della raccolta, tra la fine di Luglio e l’inizio di Agosto, il grano maturato  accumulerà livelli eccezionali di amido.”

“L’acqua è la vera anima di tutte le vodke. Infatti, la parola russa “vodka”, significa letteralmente “piccola acqua”.Con una distesa di 17.600 metri quadrati, il lago Ladoga, il più grande lago di acqua dolce in Europa, è la naturale sorgente glaciale di una delle acque più delicate della Terra. Nata da un duro e implacabile mondo glaciale con origini  antiche appena 40 kilometri a nord della nostra distilleria a San Pietroburgo –la sorgente del lago Ladoga ci fornisce un’inesauribile fonte di acqua cristallina, purissima e ricca di minerali che costituisce l’anima liquida di tutte le nostre vodke premium.”

Oggi, nel programma di espansione elaborato dall’azienda, c’è anche una azienda italiana, la Gancia, acquisita dal colosso russo e molto conosciuta in Russia (l’Asti spumante si trovava ovunque a Mosca negli anni ’90 e probabilmente è ancora così)

Le tre sorelle

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Di Russian Standard non ce n’è una sola, ma tre:

Russian Standard Original, la vodka premium numero uno in Russia, è la più pregiata espressione di vodka tradizionale russa riconosciuta nel suo paese d’origine come punto di riferimento per tutte le vodke russe.

Fedele alla formula di Dmitri Mendeleev, distillata e filtrata 4 volte a carbone e con l’utilizzo deimigliori ingredienti russi, Russian Standard Original raggiunge un perfetto equilibrio tra la morbidezza e il tradizionale sapore del grano.

Russian Standard Original è la vera esperienza della vodka, ispirata dalla passione e la voglia dicondividere momenti autentici e genuini. Imbattibile per il rapporto qualità prezzo

Onorando la ricetta senza tempo del 1894 del professore Mendeleev, Russian Standard Gold continua la tradizione impiegando tecnologie innovative per produrre una vodka autentica di un’eccellente qualità e purezza.
Da una selezione accurata dell’estratto delle migliori radici dorate siberiane o Ginseng, con cui viene filtrata 4 volte, Russian Standard Gold è una vodka unica ed eccezionalmente morbida, che dona energia e vitalità

Russian Standard Platinum è una squisita fusione tra origini e autenticità.
Fatta solo con i migliori ingredienti russi e imbottigliata esclusivamente in Russia, Russian Standard Platinum è filtrata 4 volte attraverso il carbone e 2 volte con l’argento, poi chiusa conun tappo di sughero per renderla pulita e fresca.
Le sue note speziate la rendono un mix ideale per i cocktail di altissimo livello. Il mio Martini preferito la vede come componente principale.

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“Portaci molta Vodka… portaci la Vodka del tipo più puro, ci diano la bevanda demone che ci rende allegri, giocosi e selvaggi!” 
(Nikolaj Gogol)

*per Forbes, Tariko è il 48° uomo più ricco di Russia, con un patrimonio stimato in 1,9 miliardi di dollari, grazie soprattutto alla sua vodka Russian Standard e alla Russian Bank. Sbarcato a Mosca dal Tatarstan, cominciò offrendo agli stranieri servizi allora introvabili. Per poi firmare contratti conFerrero e alcune società del beverage, importando e distribuendo prodotti di consumo. Oggi la sua Russian Standard produce la più importante vodka di alta gamma di Russia ed esporta in 75 Paesi. Inoltre la consuetudine di Tariko con i vini piemontesi è di antica data: da importatore, ha fatto conoscere ai connazionali  Cinzano.
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THE GIN MAN

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Alessandro Borelli

Cambiando posto di lavoro, (ed il turn over è alto, nel nostro campo specifico), si entra in contatto con molte persone, non sempre piacevoli,che siano colleghi o clienti. Il periodo che ho passato al Westin Palace di Milano lo ricordo con grande piacere,sia per la clientela,ma sopratutto per i colleghi e lo staff dell’hotel. Tra le fortune che ho avuto, c’è anche quella di aver conosciuto Alessandro Borelli…

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Premetto che ho dei seri problemi di memoria (mia moglie ne sa qualcosa) ma quando penso all’inizio della mio percorso “behind the stick” come dicono quelli fighi tutto ritorna in mente come fosse il primo giorno.

La scuola. Ecco, ero il classico tipo del “il ragazzo ha del potenziale ma dovrebbe impegnarsi di piú”, chissá quante volte l’avrá sentita mia mamma.  Il problema era che non riuscivo a stare seduto per piú di 2-3 ore consecutive (office job…no thanks).

Cosí un bel giorno dissi a mio papà che avrei smesso di andare e lui mi disse: “Benissimo, da domani inizi a lavorare”. Avevo 17 anni, i capelli piú lunghi di quelli di mia sorella, pronto (mica tanto) ad affrontare il mio primo colloquio di lavoro garantitomi dal mitico barman del Sant Ambroeus amico di  famiglia.

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Sveglia presto e via verso il posto che sarebbe diventato la mia seconda casa per 2 ½. Starhotel Rosa in via Pattari a Milano, all’ombra della Madonnina. Ci sedemmo al bar e dopo un batter d’occhio arrivo lui, il mio maestro. Rimasi estasiato nel vederlo muoversi con quell’eleganza e sicurezza nel porgermi il mio succo alla pesca (che memoria eh!). La sua primafrase fu “Devi tagliarti i capelli”.

Noooo pensai, ma alla fine lo feci senza esitare. Iniziai il giorno dopo alle 8 di mattina in punto. Rimane ancora il piú bel bar dove abbia mai lavorato. Elegantissime poltrone in pelle, tavolini in marmo e un banco bar circolare con una bottigliera luccicante che religiosamente lucidavo tutte le domeniche mattina.

Giá, la domenica. Non c’erano piú domenica o sabato sera con gli amici, rimpiazzati da turni spezzati durante la settimana della moda e back to back shifts senza ritegno.

Ecco, innanzitutto devo questo al mio maestro Umberto, Tequila per gli amici. Mi ha fatto capire sin da subito che é con il sacrificio che si ottengono grandi risultati. Studiare e lavorare, cosa che continuo a fare anche adesso e continueró a fare. Pagherei per fare ancora una serata in quel bar, con Umberto a dirigere l’orchestra ed io e il Pollo, grande amico oggi e collega in quei giorni a “viaggiare” in sala per regalare qualche ora di relax e divertimento alla gente. #nostalgia.com

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“Devi imparare almeno due lingue straniere quindi é ora che vai”.

Club Med fu la risposta. Prima stagione in Sardegna a Santa Teresa di Gallura, villaggio vacanze da 1200 persone con una sete incredibile.

Altri ritmi e altra lingua. Credevo di essere in Italia io! Il francese la faceva da padrone e mi trovai in 6 mesi a parlare francais e miscelare perroquet e moresque come sepiovesse.  3 ½ passati girovagando per l’Italia e la Francia. Altro periodo bellissimo. Grande scuola il Club Med.

Bond night
Bond night

Arrivó il tempo di un nuovo cambiamento, il ritorno a Milano, e una telefonata. Opening dello Starhotel Anderson in Stazione Centrale…let’s do it!. Mi occupai per 8 mesi dello start-up e supervisione del bar-ristorante-in room dining. Bella soddisfazione.

Mi ricordo una sera quando ancora 18enne feci una commissione per un cliente a quello che era l’Hotel Palace a Milano. Dovetti portare una pacco al Capo Barman (come si diceva a quei tempi) come regalo prepensionamento da parte di un suo amico e cliente impossibilitato a passare di persona. Quel bar era un’opera d’arte e mi promisi che un giorno sarei arrivato a lavorare li. Per la cronaca, venni poi a sapere che quel pacco conteneva una bottiglia di Martell pre-fillossera! Se qualche cliente volesse prendere spunto….

 

E cosí fu. Nel 2005 approdai al The Lounge dell’odierno Westin Palace Hotel per rimanerci 8 bellissimi anni, 4 da bartender e 4 da bar manager, ricchi di soddisfazioni. Un team di grandi professionisti e amici, con i quali ho condiviso momenti indimenticabili. Anche li ho avuto la fortuna di lavorare con preparatissimi manager come l’ormai brasiliano Alessio Rizzin, la grande Linda Puovic e il gentleman Luca Coslovich, the website owner! Oh Luca, c’é ancora gente che parla della Bond night…

Bond night al Westin Palace
Bond night al Westin Palace

Nel mezzo altre belle esperienze, come shakerare all’Adam&Eve Hotel in Turchia e al St Regis di Bali per curare l’offerta bar durante gli eventi di alcuni clienti speciali.

Come tutte le storie che si rispettino ad un certo punto la svolta. Io e Stefania venimmo ad Edimburgo in vacanza e fu subito amore a prima vista. Cosí dopo 8 anni venne il momento di cambiare e buttarsi in una nuova avventura. Ho sempre avuto un debole per il gin, e questa occasione cascó a pennello.

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Allo Sheraton Grand Hotel & Spa di Edimburgo c’era aria di cambiamenti, e dopo 2 anni di ristrutturazione fu inaugurato il One Square bar & restaurant con il gin come protagonista. Inoltre, la Scozia é stata l’artefice della rinascita (e riscoperta per molti) della modern “Gin Craze”. Boom! Inviai subito il mio cv e dopo 1 mese ero giá in prima linea. Bellissimo bar, moderno e che lavora piú come un vero e proprio locale che come un bar d’albergo (ci arriveremo anche in Italia), con un team fantastico e pieno di risorse. L’anno scorso poi il coronamento di un sogno, il nostro gin! Ho passato 6 mesi dividendomi tra distilleria e bar, creando quello che é poi diventato One Square gin.

Adesso sto lavorando ad un nuovo progetto concentrato sul gin…ne vedrete delle belle.

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Una volta, quando ancora alle prime armi un amico mi disse: “Ale, sai chi é la persona piú importante all’interno della struttura dove lavori?”. Replicai “Il General Manager”. “Sbagliato, é il cliente”.

Un caro saluto a tutti.

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CLASSIC COCKTAIL CLUB

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Per  (evidenti) ragioni di età, frequento il mondo del bar da qualche annetto. Abbastanza almeno da ricordare (con grandissimo affetto) lo “zio” Franco Zingales, e la nascita del Classic Cocktail Club, le riunioni , gli incontri e la nascita di nuove amicizie. Amicizie che, benchè ci si incontri poco di persona, durano nel tempo. Ed in questo il CCC ha ottenuto lo scopo di “club amicale”. La grande lezione di Franco è servita, e continua ad accompagnarci nel lavoro e nella quotidianità. Per chi non c’era, per ch ipotrebbe essere interessato, per chi non ne sapeva niente, presentiamo qui di seguito, con le parole del segretario Salvatore Bongiovanni, la storia e gli scopi del club, per finire con le ricette dei primi 50 cocktails codificati dall’I.B.A.

in questa foto io e Dom con il grandissimo Franco Zingales
in questa foto io e Dom con il grandissimo Franco Zingales

Il CCC,fondato nel 1995, è nato per rilanciare e promuovere le ricette che sono alla base della storia del bere miscelato nel mondo. Inoltre la conoscenza storico-culturale del bere, il bere miscelato di qualità in tutte le sue sfaccettature, attraverso incontri, dibattiti, tavole rotonde, concorsi, viaggi studio, corsi informativi, pubblicazioni, ricerche storiografiche e merceologiche.  Al C.C.C., senza scopi di lucro, aderiscono non solo operatori del settore, ma anche appassionati cultori del mondo enogastronomico-liquoristico e non ha funzioni e caratteristiche tipiche delle associazioni di categoria.

il presidente Michele Di Carlo

Per rilanciare le ricette classiche che hanno fatto la storia del bere miscelato nel mondo. Per promuovere il bere miscelato di qualità in tutte le sue sfaccettature,attraverso incontri,dibattiti,tavole rotonde,concorsi,viaggi studio,corsi informativi,pubblicazioni,ricerche storiografiche e merceologiche da parte degli operatori del mondo del bere e degli appassionati frequentatori di bar storici o con indirizzo specializzato nel settore del drink miscelato,si sentiva la necessità di istituire un Club,meglio un gruppo di amici, che valorizzasse le tradizioni storiche nel campo del bere.

un pò di CCC
Il Classic Cocktail Club non vuole essere un “contenitore” del passato,ma vuole proiettarsi verso il futuro partendo da quanto è stato costruito nel corso di quasi un secolo dai barmen di tutto il mondo, da illustri scrittori o personaggi dello spettacolo che hanno saputo interpretare al meglio il ruolo del “bicchiere” come momento di socialità ed incontro
Il CCC vuole essere,dunque,un punto di riferimento per tutti gli operatori o semplici amatori del mondo del bere miscelato.Vuole divulgare e codificare in modo corretto tutto quanto è stato fatto,scritto e detto di questo variegato mondo. Ciò significa che occorre, innanzitutto,individuare la giusta maniera di comunicare,riscrivere le regole della comunicazione o informazione e chiarire perfettamente il significato dei termini che si utilizzano. Occorre, pertanto, dotarsi di una terminologia chiara e precisa che spazzi via ogni ombra di dubbio e che indichi perfettamente il significato dei termini che si utilizzano,arrivando alla stesura di un glossario del bere miscelato comprensibile non solo agli addetti ai lavori,ma anche a coloro che in un cocktail ritrovano momenti di storia della liquoristica mondiale (tradizioni, riscoperte, metodologie di produzionei segreti della distillazione, i grandi momenti letterari legati ai vari Hemingway, Somerset, W. Maugham, Scott Fitzgerald, Pavese, Soldati e così via).

Salvatore Bongiovanni al lavoro
Il Club, amicale e senza scopo di lucro, ha per fine il rilancio e la difesa delle 46 ricette internazionali che hanno fatto la storia del bere miscelato. Inoltre il CCC vuole promuovere il bere miscelato di qualità in tutte le sue sfaccettature: queste finalità verranno conseguite attraverso pubblicazioni,ricerche storiografiche e merceologiche,campagne di valorizzazione ed educazione alimentare in generale o specificatamente connesse al settore delle bevande e quant’altro ritenuto utile e opportuno dal consiglio direttivo del Club stesso.

presidente e segretario al lavoro

Da sottolineare che il CCC è diviso in due categorie di iscritti:professionisti ed amatori.  primi sono coloro che abbiano esercitato per almeno cinque anni l’attività di somministrazione di bevande sia in qualità di barman.barista , gestore o semplice preposto, i secondi sono coloro che non rientrano nelle precedenti categorie… a tutti gli amici che vorranno sapere di piùo interagire con il Club lo trovate su Facebook cercando Classic Cockail Club dal 1995 

LE  RICETTE DEI PRIMI 50 COCKTAILS IBA

ADONIS:

2/3 dry sherry,

1/3 vermouth rosso,

1goccia orange bitter

(mixing-glass,coppetta da cocktail)

AFFINITY:

1/2 scotch whisky,

1/4 vermouth dry,

1/4 vermouth rosso

2 gocce angostura

(mixing-glass,coppetta da cocktail)

ALASKA:

3/4 gin,

1/4 chartreuse gialla

(shaker,coppetta da cocktail)

ALEXANDER:

1/3 cognac,

1/3 crema di cacao,

1/3 crema di latte

(shaker,coppetta da cocktail)

ANGEL FACE:

1/3 dry gin,

1/3 apricotbrandy,

1/3 calvados

(shaker,coppetta da cocktail)

BACARDI:

2/3 rum bacardi,

1/3 succo di lime o limone,

1 goccia di granatina

(shaker,coppetta da cocktail)

BAMBOO:

1/2 sherry,

1/2 vermouth dry,

1 goccia di orange bitter

(mixing-glass,coppetta da cocktail)

BENTLEY:

1/2 calvados,

1/2 dubonnet

(shaker,coppetta da cocktail)

BETWEEEN THE SHEETS:

1/3 brandy,

1/3 cointreau,

1/3 rum bacardi,

1 goccia di succo di limone

(shaker,coppetta da cocktail)

BLOCK AND FALL:

1/3 brandy,

1/3 cointreau,

1/6calvados,

1/6 assenzio

(shaker,coppetta da cocktail)

BLOODY MARY:

1 bicchierino di vodka,

2 gocce worcestershire sauce,

succo di pomodoro freddo

(direttamente nel tumbler)

BOBBY BURNS:

1/2 scotch whisky,

1/2 vermouth rosso,

3 gocce di bénédectine

(mixing-glass,coppetta da cocktail,

sprizzo di scorza di limone)

BOMBAY:  

1/2 brandy,

1/4 vermouth dry,

1/4 vermouth rosso,

2 gocce curaçao,

1 goccia di assenzio – poi sostituito dal pernod

(shaker,coppetta da cocktail)

BRONX:

1/3 dry gin,

1/3 succo d’arancia,

1/6 vermouth dry,

1/6 vermouth rosso

(shaker,coppetta da cocktail)

BROOKLYN:

2/3 rye whiskey,

1/3 vermouth rosso,

1 goccia di maraschino,

1 goccia di amer picon

(mixing-glass,coppetta da cocktail)

CARUSO:

1/3 dry gin,

1/3 vermouth dry,

1/3 crema di menta verde

(shaker,coppetta da cocktail

CASINO:  

3/4 dry gin,

1/12 maraschino,

1/12 orange bitter,

1/12 succo di limone

(shaker,coppetta da cocktail,ciliegina rossa)

CLARIDGE:

1/3 dry gin,

1/3 vermouth dry,

1/6 apricot brandy,

1/6 cointreau

(mixing-glass,coppetta da cocktail)

CLOVER CLUB:

2/3 dry gin,

1/3 granatina,

succo di 1/2 limone,

albume di 1/2 uovo

(shaker, doppia coppetta da cocktail)

CZARINA:

2/4 vodka,

1/4 vermouth dry,

1/4 apricot brandy,

1 goccia di angostura.

(mixing-glass, coppetta da cocktail)

DAIQUIRI:

3/4 rum bianco,

1/4 succo di limone,

3 gocce di sciroppo di zucchero

(shaker,coppetta da cocktail)

DERBY:

2 gocce si peach bitter,

2 germogli di menta fresca,

1 bicchierino di dry gin – 50 gradi

(shaker,coppetta da cocktail o old

fashoned,decorare con i germogli di menta)

DRY MARTINI:

3/4 dry gin

1/4 vermouth dry

(mixing-glass,coppetta da cocktail,

sprizzo di scorza di limone)

EAST INDIA:

3/4 brandy,

1/8 curaçao,

1/8 succo di pompelmo,

2 gocce di angostura

(shaker,coppetta da cocktail,ciliegina rossa)

GIBSON:

5/6 dry gin,

1/6 vermouth dry

(mixing-glass,coppetta da cocktail,cipollina)

GIN AND IT:

1/2 dry gin,

1/2 vermouth rosso

(coppetta da cocktail direttamente)

GRASSHOPPER:

1/3 crema di menta verde,

1/3 crema cacao bianca,

1/3 crema di latte

(shaker,coppetta da cocktail)

MANHATTAN : 

2/3 rye whiskey,

1/3 vermouth rosso,

1 goccia di angostura

(mixing-glass,coppetta da

cocktail,ciliegina rossa)

MARY PICKFORD:

1/2 rum bianco,

1/2 succo d’ananas,

1 cucchiaino di granatina,

6 gocce di maraschino

(shaker,coppetta da cocktail)

MIKADO:

40 gr. di brandy,2 gocce di angostura,

2 gocce di crème de Noyau,

2 gocce di orzata,

2 gocce di curaçao

(shaker,coppetta da cocktail)

NEGRONI:

1/3 dry gin,

1/3vermouth rosso,

1/3 bitter campari

(direttamente nel tumbler basso

con ghiaccio,1/2 fetta d’arancia)

OLD FASHONED:

1 zolletta di zucchero con 2 gocce di angostura,

40 gr. di bourbon whiskey,

1/2 fetta d’arancia,

1 ciliegina rossa al maraschino

(direttamente nell’old fashoned con

ghiaccio,servire con il miscelatore)

OLD PAL:

1/3 rye whiskey,

1/3 vermouth dry,

1/3 bitter campari

(mixing-glass,coppetta da cocktail)

ORANGE BLOSSOM:

1/2 dry gin,

1/2 succo d’arancia

(shaker,coppetta da cocktail)

ORIENTAL :  

2/4 rye whiskey,

1/4 vermouth rosso,

1/4 curaçao bianco,

succo di 1/2 limone

(shaker,coppetta da cocktail)

PARADISE:

2/4 dry gin,

1/4 apricot brandy,

1/4 succo d’arancia

(shaker,coppetta da cocktail)

PARISIAN:

2/5 dry gin,

2/5 vermouth dry

1/5 crème de cassis

(mixing-glass,coppetta da cocktail)

PLANTERS :

1/2 jamaica rum,

1/2 succo d’arancia,

alcune gocce di succo di limone

(shaker,coppetta da cocktail)

PRINCETON:

2/3 dry gin,

1/3 porto,

2 gocce di orange bitter

(mixing-glass, coppetta

da cocktail,scorza di limone)

ROB ROY:

1/2 scotch whisky,

1/2 vermouth rosso,

1 goccia di angostura

(mixing-glass,coppetta da cocktail,ciliegina)

ROSE:

2/3 vermouth dry,

1/3 kirsh,

1 goccia sciroppo di lampone

(mixing-glass,coppetta da cocktail)

SIDECAR:

2/4 brandy,

1/4 cointreau,

1/4 succo di limone

(shaker,coppetta da cocktail)

STINGER:

2/3 brandy,

1/3 crema di menta bianca

(shaker,coppetta da cocktail)

SWEET MARTINI:

2/3 dry gin,

1/3 vermouth rosso

(mixing-glass,coppetta da cocktail)

WHITE LADY:

2/4 dry gin,

1/4 cointreau,

1/4 succo di limone

(shaker,coppetta da cocktail)

ZA-ZA:

1/2 dubonnet,

1/2 dry gin,

1 goccia di angostura

(shaker,coppetta da cocktail)

I prossimi quattro contengono ingredienti

             difficilmente o non più reperibili.     

DIKI-DIKI 

2/3 calvados,

1/6 punch svedese,

1/6 succo di pompelmo

(shaker,coppetta da cocktail)

DUCHESS:

1/3 vermouth rosso,

1/3 vermouth dry,

1/3 assenzio

(mixing-glass,coppetta da cocktail)

GRAND SLAM

1/2 punch svedese,

1/4 vermouth rosso,

1/4 vermouth dry

(shaker,coppetta cocktail)

MONKEY GLAND:

3/5 dry gin,

2/5 succo d’arancia

2 gocce di granatina,

2 gocce di assenzio

(shaker,coppetta da cocktail)

Alcune foto sono state “rubate” dai profili facebook dei rispettivi propietari…chiedo venia

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THIN WHITE DUKE

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“The return of the Thin White Duke
throwing darts
in lovers’ eyes “

In questi giorni, giustamente, si parla molto di David Bowie. Non era un semplice cantante,e questo lo si capisce dalle reazioni in tutto il mondo, era un personaggio amatissimo ovunque (anche da me) che riusciva a trasformare in arte tutto quello che faceva.Non sono in grado di raccontarlo meglio di molti che lo fanno o lo hanno fatto su carta stampata o su internet.Il mio incontro con David risale a moltissimi anni fa, quando adolescente speravo di poter vivere di musica. Heroes è il primo disco che ho ascoltato, e furono brividi ed un amore mai finito per la sua musica.

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La vita poi, mi ha portato altrove, la musica è rimasta una passione, Bowie una certezza. Il bartending una necessità prima ed una passione poi.

Vorrei ora fare un piccolo “gioco” per ricordare un grande artista ed unirlo al mio lavoro. Niente di complicato o didattico… Solo un altro modo per celebrare David Bowie a modo mio…

HEROES

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Parte della trilogia berlinese. Successo planetraio, inserito anche nella colonna sonora di Christiane F. – Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino.

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kamikaze

Durante l’ascolto di questo disco cosa c’e di meglio? La vodka ghiacciata, il succo di limone ed il triple sec (meglio se cointreau) per darci una mano ad entrare nelle cupe atmosfere berlinesi di fine anni 70

ZIGGY STARDUST

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“With just the beer light to guide us”

Solo birra in un verso di questo capolavoro, e allora birra sia, anche se non da sola…

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Black Velvet

Guinness e champagne in parti uguali, ascoltanto le vicende dell’uomo caduto ulla terra…

ALLADIN SANE

Aladdin-Sane

Ogni disco nuove emozioni.Grafica di copertina da urlo ed un immagine che è già leggenda

Ed il suggerimento arriva proprio dalla title track:

“Watching him dash away, swinging an old bouquet – dead roses
Sake and strange divine Uh-h-h-uh-h-uh you’ll make it”

Kyoto Breeze

Sake, cranberry, pompelmo e zucchero. Dissetarsi con classe…

YOUNG AMERICANS

 

Young_americans

se deve essere america… andiamo sul classico. In questo caso una piccola curiosità: c’è chi a proposto di rinominare quello che fino ad oggi era un semplice” Jack e coca”. Da ora in poi si chiamerà Lemmy, in onore di un altro musicista storico, che ci ha lasciato da poco. Lemmy dei motorhead…

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BLACK STAR

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“Look up here, I’m in heaven
I’ve got scars that can’t be seen
I’ve got drama, can’t be stolen
Everybody knows me now
Look up here, man, I’m in danger
I’ve got nothing left to lose
I’m so high it makes my brain whirl
Dropped my cell phone down below
Ain’t that just like me
By the time I got to New York
I was living like a king
Then I used up all my money
I was looking for your ass
This way or no way
You know, I’ll be free
Just like that bluebird
Now ain’t that just like me
Oh I’ll be free
Just like that bluebird
Oh I’ll be free
ain’t that just like me”

Niente altro da aggiungere sull’ultimo album.

Ma in questo caso ci vuole qualcosa all’altezza.E allora sicuramente champagne (meglio se Marguerite Guyot), impreziosito da vodka aromatizzata allo zafferano, cointreau e polvere d’oro (sorry, non di stelle…) in superficie.

Pravda champagne

pravda champagne 012
Pravda Champagne

Grazie David. Per tutto

SOPRAVVIVERE AD UNA NOTTE BRAVA

HANGOVER: I postumi dell’ubriachezza sono un insieme di effetti fisici che seguono l’eccessivo consumo di bevande alcoliche. I più comuni riportati sono emicrania, sete, letargia, nausea, sensibilità alla luce e al rumore. Ipoglicemia, disidratazione e carenza di vitamina B12. Possono verificarsi anche amnesie o ricordi confusi del periodo soggetto ad intossicazione alcolica. (Wikipedia)

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Per evitare i problemi “del giorno dopo”, basterebbe usare qualche accorgimento…vediamone alcuni:

Prima:

Bevi a stomaco pieno, in questo modo si riduce l’assorbimento dell’alcool al 50%.Bevi un cucchiaio di olio, o un uovo crudo. Si creerà una patina sulle pareti dello stomaco che aiuterà a prevenirne i problemi.

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Durante:

Bevi lentamente, lasciando passare del tempo tra un drink e l’altro (almeno 20 minuti), non assumere farmaci (e tanto meno droghe), che con l’alcool hanno un effetto deleterio sul tuo organismo.Bevi molta acqua (anche dopo), che aiuta a diluire l’alcool nel sangue e a reidratare l’organismo, mangia cibi leggeri e digeribili, per non affaticare ulteriormente il fegato.

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L’unione di alcolici e bevende energetiche può creare gravi problemi al sistema nervoso. Più bevi dolce e più avrai problemi di stomaco. Se mischi diversi tipi di alcolici avrai sicuramente un domani difficile…I drink vanno degustati, bere dovrebbe essere  un piacere. Se butti giù un drink in un colpo solo, probabilmente o non è buono quello che stai bevendo, o non sei in grado di gustarlo.In tutti e due i casi, non è l’idea del secolo

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Dopo:

Non guidare se hai bevuto! Evita assolutamente di bere alcolici il giorno dopo. Esiste una leggenda metropolitana che dice che al risveglio bisogna bere la stessa cosa che ci ha ridotto in uno stato pietoso…questo è il modo migliore per entrare a far parte della nutrita schiera degli alcolizzati.

Evita le bevande gassate perchè aumentano lo stato di malessere dello stomaco.Prendi un aspirina.

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PRAIRIE OYSTER: ovvero “il cocktail del giorno dopo”: in una coppetta da cocktailmetti un rosso d’uovo intero, un pò di succo di pomodoro,limone, sale, pepe eingoialo in un sorso.Questo aumenta la vitamina C e aiuta il fegato e lo stomaco. Bevi caffè perchè è stimolante e aiuta l’organismo a riprendersi.Bevi tanta acqua perchè l’alcool disidrata, e spremute di agrumi per assumere vitamina C.

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Se bevi con intelligenza eviti al tuo corpo questi maltrattamenti.Quindi bevi poco, ma sopratutto BEVI BENE!

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IL DECALOGO DEL BARMAN

Gualtiero_Marchesi

Mi collego ad un articolo (che potete leggere al link qui sotto) in cui il maestro Gualtiero Marchesi detta dieci regole per quello che lui ritiene il cuoco  perfetto. Il pensiero è immediato… E se provassimo a trasformarle in dieci rregole per  il barman perfetto?

pepper martini 020
Un piccolo giochino, un esercizio di stile che potrebbe far bene a molti.

Prendetolo con un sorriso:

  1. Barman è un mestiere o meglio ancora , un servizio, un ministerium.
  2. La divisa, in ordine, elegante è un segno di rispetto verso il cliente e serve anche a  comunicargli degli aspetti imprescindibili: l’onestà, la pulizia, il rispetto.(ndr. Ricordo ancora quando , nei miei primi momenti dietro il banco, i Barman piu esperti mi raccomandavano di  non mettere anelli, orologi ecc. Ovviamente di tatuaggi neanche a parlarne!)
  3. La legge del barman è la ricetta di cui è esecutore, ricordando che ogni buona esecuzione presuppone  una quota d’interpretazione, attentamente dosata, non eccessiva ma neanche assente,  introdotta con rispettosa discrezione. A un livello più alto sta il compositore.
  4. Ai diversi gradi di esperienza e conoscenza corrisponderanno tre figure:  l’esecutore, l’interprete e il compositore.
    Per raggiungere questi traguardi, il barmandovrà impadronirsi della tecnica e aver fatto pratica di tutti i tipi di cocktail e delle principali tecniche
  5. Un elemento importante per arricchire le proprie esperienzeè sicuramente la conoscenza dei prodotti, la loro storia, le origini e gli                                  ingredienti di cui sono composti
  6. Lo studio delle culture alimentari di altri Paesi, può contribuire a formare una conoscenza più ampia dell’arte della                                                    mixology e delle sue realizzazioni con  differenti aspetti e contenuti.
  7. La capacità di un barman poggia su due pilastri: la conoscenza della materia e dei modi di trattarla nel rispetto della sua natura.
  8. Soluzioni tecniche e virtuosismi non possono prescindere dalla conoscenza di tecnica e materiali nella concezione e nell’esecuzione.  La tecnica è uso appropriato, controllato e non distruttivo, degli strumenti più adatti all’operazione che si sta eseguendo, senza uccidere la materia.
  9. Ad ogni preparazione, il barmandeve sapere perfettamente cosa è giusto fare: quali sono tempi e modi della preparazione l’esatta  temperatura e, ove necessario, la durata della stabilizzazione, giacché anche il riposo è parte importante del trattamento, come la pausa o il silenzio nella partizione musicale.     La presentazione finale dipende molto dalla scelta del contenitore più adatto e della decorazione
  10. Uno dei compiti che fanno onore al buon barman è quello di divulgare e incrementare la cultura del bere bene e consapevole per un verso                         insegnando a bere bene e correttamente con i drink preparati, per altro verso istruendo i giovani e passando il testimone a chi lo merita, introducendolo alla                   cultura del bere bene, che quando è veramente tale è esperienza consapevole, ricerca applicata in continuo perfezionamento e adattamento alla vita.

Le dieci regole del cuoco perfetto

(http://www.finedininglovers.it/blog/news-tendenze/decalogo-cuoco-gualtiero-marchesi/)

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GOOD LIFE

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Un titolo che è anche uno stile. Carta patinata, foto bellissime, luoghi, persone e filosofia di vita. Questo ed altro sul giornale di Dominique Antognoni, amiico da poco, ma con molte affinità.Due scoperte (la persona ed il giornale) recenti, di cui devo ringraziare Florence Guyot , si , quella dello Champagne Marguerite Guyot (che trovate ampiamente documentato su questo blog).

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Dopo la conoscenza , la collaborazione…ed allora i cocktail su GOOD LIFE…Enjoy

IL COCKTAIL

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Fashion, modaiolo, status symbol… Questi alcuni aggettivi che possono descrivere il   cocktail nell’immaginario comune.

Ma non è tutto. Il cocktail è mezzo di seduzione e compagno nella solitudine, aiuta il  pensiero e può indurre all’azione.

Chi dice di non amare i cocktails in realtà non ha ancora avuto la fortuna di incontrare il  SUO cocktail.

Se e quando succederà è una questione di fortuna, ricerca, caso. Da quel momento in poi,  però, comincerà la documentazione, l’interesse crescerà fino a diventare cultura.

La letteratura del caso è vastissima, passa dai libri, dai film, dalla musica e dalla memoria.

Il TUO cocktail ti ha già incontrato?

 

WESTIN GOLDEN TIME

westing golden time
Photos by Janez Pukšic

Nettare di fragola

Vodka aromatizzata allo zafferano

Prosecco

Il “Rossini” si arricchisce di forza e di gusto. Lo zafferano aggiunge un tocco di “lusso”  ad un drink molto amato dalle donne, la vodka dona una sferzata di vigore che lo  farà amare anche agli uomini.

Bevetelo prima di una cena a lume di candela, o per finire la serata, quando la   seduzione è all’apice… Life is now

(tratto dal libro: “Il cocktail ben vestito“, ed. Bibliotheca culinaria)

Pepper Martini

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Photos by Janez Pukšic

A ognuno il suo Martini. E se James Bond nell’ultimo Spectre si converte al “Dirty Martini”, ovviamente “shaken, not stirred”.La mia proposta ha un tocco mediterraneo in piu.      I profumi,  innanzitutto, del sud, delle spiagge siciliane e calabresi, di donne dalla     carnagione scura e forme prorompenti, come la bond girl Bellucci, di sensazioni forti e carattere da  vendere. Piccanti, come il peperoncino che arriva da quei posti incantevoli.

La dolcezza del miele che dà equilibrio e amabilità,ad una miscela indicata ad uomini e  donne, in momenti di intimità e confidenza, in cui raccontarsi ed ascoltare i sentimenti e  le pulsioni  piu profonde

La vodka invece raffredda e riscalda contemporaneamente. Distillato glaciale, il mio    preferito, ed amato da Bond, va bevuto ghiacciato, ma scalda immediatamente da dentro.  Gli animi, le  anime, i corpi.

I fiori di sambuco profumano ed addolciscono ulteriormente, subito equilibrati dal        succo di lime fresco, spremuto al momento.

Piacerebbe a 007, questo pepper Martini, bevuto subito prima di una scena d’azione,        o una d’amore.

  • Vodka miele e peperoncino (si trova in commercio e arriva dall’ukraina)
  • Germain (liquore ai fiori di sambuco)
  • Succo di lime

La decorazione prevede un oliva verde ripiena ed un paio di frutti del cappero

(tratto dal libro: “Il cocktail ben vestito“, ed. Bibliotheca culinaria)

GREEN

green 007
Photos by Janez Pukšic

Chi l’ha detto che i cocktail analcolici devono essere dolci?

Il rimando alle diciannove buche non è casuale. Dopo aver vagato per le dolci colline  dei campi da golf, il modo migliore per dissetarsi, se proprio insistete nell’essere  astemi,è decisamente quello di buttarsi sull’amaro.

In fondo la vita non regala sempre momenti dolci, e questo è un buon modo per  stabilire che una punta di amaro può essere piacevole.

E allora pomplemo e acqua tonica vengono stemperati, ma solo un pò, da limone e  sciroppo di kiwi

“senza l’amaro, amico mio, il dolce non è tanto dolce” (Jason Lee in Vanilla Sky)

  • Spremuta di pompelmo
  • Succo di limone
  • Sciroppo di kiwi
  • Acqua tonica

(tratto dal libro: “Il cocktail ben vestito“, ed. Bibliotheca culinaria)

CHARLES EDWARD

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Photos by Janez Pukšic

 

Curiosa la storia di questo nobile…nato a Roma e vissuto in Italia per gran parte della  sua vita, si autoproclamò re di Scozia.

Le vicissitudini lo portarono a legare il suo nome al Drambuie, liquore a base di whisky e  miele (ed a sposare una donna di 32 anni piu giovane di lui, ma questa è un altra storia).

Questo liquore, dicevamo, ha sentori di zafferano,anice e noce moscata,oltre al miele.

Unito ad un buon gin profumato ed alla crema di menta bianca regala profumi ed  aromi ricchi e persistenti.

Perfetto per un dopocena in relax, da gustare lentamente ed in buona compagnia.

Per aumentarne i profumi e regalare sensazioni ancora piu complesse, si può azzardare  un gin affumicato, come quello prodotto dalla italianissima Bordiga di Cuneo.

Questo cocktail lo considero ufficilamente il mio primo cocktail, e continuo a proporlo con  soddisfazione

  • Drambuie
  • Gin
  • Crema si menta bianca

(tratto dal libro: “Il cocktail ben vestito“, ed. Bibliotheca culinaria)

 

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BARMEN DA FILM

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quali sono i barmen che piu vi  hanno colpito al cinema?

Sicuramente non sarete rimasti indifferenti al bartender dell’Overlook hotel…

Non si può evitare il “barman – poeta” Tom Cruise:

E possiamo dimenticare Adriano Celentano?

Grandissimo Charlie Chaplin

 

Grande film,e grandi dialoghi…(in inglese)

Ted and Barney Bartending (How I met your Mother)

e alla fine…i Simpson

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MATTEO ZED

Continuano gli autoritratti dei grandi barmen italiani. E’ la volta di un altro connazionale che porta l’eccellenza italiana nel mondo…E torniamo a New York

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Un grande Giornalista di settore descrivendomi su carta un giorno mi ha definito uno dei personaggi più ambiziosi della Bar  Industry. Vedendomi dubbioso ci tenne a precisare : “Con la definizione ambizioso, ‘In senso etimologico s’intende la persona che ha desiderio legittimo di migliorare la propria posizione o di essere valutato secondo i propri meriti.”

Probabilmente sì……il termine “ambizioso” e aggiungerei “determinato” mi calza a pennello. Sono da sempre una persona che ha creduto in se stesso, un professionista che pianifica ogni obiettivo razionalmente e da’ il massimo per raggiungerlo.

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Ho sempre lavorato sodo e ho sgobbato per arrivare a concretizzare ogni mio progetto, nessuno mi ha mai regalato nulla e credetemi ho cominciato dal basso, dalle fogne di questo lavoro, e ora mi trovo dietro il bar di uno dei locali N.1 d’America. Ma  andiamo per gradi, la mia carriera come barman ha inizio dopo un corso di laurea in Food & Beverage management e un  viaggio-stage presso  una  grande  catena  di  Hotels  Statunitensi . A New York ( grazie a mio padre a sua volta Grande professionista dell’Hotelerie) Qui Affascinato dal lavoro di Bartender, tornato a casa frequento un corso base per diventare un barman e contestualmente comincio a muovere i primi passi come Barback nel locale estivo di un mio caro amico sito all’interno di un festival latino americano, sono di questo tipo i primi locali dove ho lavorato tra Roma e Londra, ( Barfly, Barrio Latino, Maron Glacé e il Salsa). Siamo negli anni ’90, i clubs la fanno da padrona, e un incontro fortuito mi fa conoscere gli attuali proprietari dei più grandi Clubs italiani, all’epoca gestori e organizzatori di importanti eventi di musica elettronica.

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Con loro giro l’Italia e la Spagna col ruolo di Barmanager dei loro eventi. Un giorno però stanco di quel tipo di ambiente cerco di sdoganarmi e grazie ad un lavoro presso uno dei primi cocktail wine bar di Roma ‘La Buca di Bacco’, comincio ad avere a che fare con un modo di fare bar di grande qualità.

Da qui una crescita continua, fino ad approdare nei primi anni del 2000 al 45 Giri, dove incontro un grande Maestro che mi ha trasmesso molto, Luigi Nardini all’epoca mio manager . Dopo 2 anni spesi in altre situazioni lavorative, grazie ai suoi insegnamenti, diventero’ io il manager di questo posto e del Riva Nord in estate, ottenendo grandissimi risultati e soddisfazioni.

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Nello stesso momento vinsi la selezione italiana della Bacardi Le   gacy e arrivai terzo nel mondiale a Portorico, vinta anche l’edizione italiana della Disaronno a Roma mi trasferii a Tokyo per quattro settimane, per imparare al Meglio lo stile Nipponico e dove lavorai presso l’High Five Del Maestro Ueno San, poi allo StarBar di Hisashi Kishi , il Little Smith guidato dal simpatico Fumiyasu Mimitsuka e legai un forte rapporto con Takuo e Sumire Miyanohara.

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Le mie ultime esperienze mi hanno visto in giro per il mondo per guests e serate varie, tutto a cavallo della gestione con successo di di due Bars di due locali romani su cui nessuno avrebbe mai scommesso: Settembrini e il Little Jumbo Bar . Porto acasa tra il 2013 e il 2014 altri titoli come 2 ‘ posto al Mondiale Diplomatico in Venezuela e alla WORLD CLASS Italia dopo aver vinto la semifinale a Firenze. Dal 2014 inoltre sarò parte integrante della Giuria dell’Academy che decide i 50 Bars Migliori al Mondo.

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Le mie più grandi soddisfazioni non sono sempre arrivate miscelando Drinks dietro il Banco di un bar, ma anche sviluppando e organizzando progetti di natura commerciale, come rappresentare lo storico Liquore Italiano Strega in Italia e nel mondo, e gestire con l’Azienda Sviluppo Horeca Factory Italia, eventi culturali legati al mondo del bartending italiano con personaggi del calibro di Dale Degroff, Hidetsugu Ueno, Jim Meehan, Sean Maldoon e Jack Mcgarry, Gaz Regan e Steve Schneider.

Oggi guardo l’Italia da qui da una città come New York da dietro il bancone Di uno dei Luoghi simbolo dell’ospitalità Americana il pluripremiato ‘Del Posto’ di proprietà di Mario Batali ,Lidia e Joe Bastianich, persona meravigliosa e immenso professionista Che ringrazio per la grande opportunità offertami.

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Un’esperienza questa arrivata al culmine di Un grande lavoro in Italia, un’esperienza a cui non potevo dire no. Prima di tutto perché qui mi sono innamorato di una splendida ragazza Brasiliana, secondo poi perché da immigrato e da completo sconosciuto ho vinto dopo un mese la competizione globale americana per la ‘Martini Challenge’ di Belvedere ( cosa praticamente impossibile in Italia dove connessioni, amicizia e combines la fanno da padrona nelle competizioni, specialmente in quelle più importanti dove raramente è il migliore a vincere, ma il miglior amico) ed infine perché lavorare in un un locale come ‘Del Posto’ è un’occasione data a pochi nel mondo. Vorrei spendere perciò due parole su questo splendido ristorante e Cocktail bar, poco conosciuto in Europa. Il ‘Del Posto’ è un luogo bellissimo di altissima eleganza e raffinatezza. È un luogo senza tempo, dove l’altissima qualità del food e del Beverage va a braccetto con un servizio impeccabile. Questo fantastico luogo può essere paragonato Ai Londinesi Savoy e Claridge’s per eleganza, raffinatezza, qualità del servizio e della clientela, invito perciò chiunque fosse a New York a venirci a trovare per un fantastico drink e per farsi coccolare un po.

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‘Del Posto’ È un locale che esiste da 10 anni e ogni anno è stato un crescendo di premi e soddisfazioni sopratutto da quando alla sua guida al Fianco di Joe Bastianich e Mario Batali c’è Con il ruolo di General Manager l’intraprendente Jeff Katz. Ciò che posso dirvi sul BarSistem statunitense è che Il Barman americano è meno raffinato di quello europeo tecnicamente , ma in quanto a organizzazione, gestione del servizio e dell’ospitalità c’è solo da imparare.

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Non so quanto durerà la mia esperienza negli States, ma di sicuro tornerò in Italia presto o tardi, più forte e determinato e con molti obiettivi da raggiungere…..spero che queste poche righe servano ai più giovani ad avere sempre fiducia in se stessi e sopratutto a credere nelle proprie possibilità, a loro dico: prendete spunto da tutti, ma non siate mai la copia o il Seguace di  nessuno.

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COFFE WORLD

Il caffè è sempre stato abbastanza “snobbato” ( a torto) dai “barman” nostrani. In realtà c’è un mondo meraviglioso e complicato dietro a queste picccole bacche tostate.

Per chi volesse approfondire le tecniche, la filosofia, i diversi metodi di estrazione, la risposta giusta è SCAE (Specility Coffee Association Euorope) http://www.scaeitalia.com/index.html

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E se ancora non bastasse c’è anche il latteart ( http://www.latteart.us/html/ ) ma di questo ne parleremo in altra occasione.

Il caffè, dunque, ed i metodi di estrazione. Non solo espresso e moka  ma differrenti tipi di tostatura e macinatura per ottenere differenti tipi di bevanda .

 

Caffè americano ( o caffè filtro): no, non è un espresso allungato in tazza grande. Questo tipo di caffè è molto aprezzato in America e nel nord Europa. Questo metodo di percolazione in realtà arriva dalla Germania, brevettato nel 1908 da una signora, che , alla ricerca di un tipo di caffè meno amaro, fece un “filtro” con un foglio di quaderno del figlio, appoggiato su un contenitore di metallo… Il caffè , in questo caso, deve essere macinato ad una grandezza media, la temperatura dell’acqua di 90°/96°. Di solito viene usato un caffè di singola origine rigorosamente di specie Arabica e tostato in modo molto piu chiaro di quello che si fa normalmente per l’espresso. Si mette il caffè in un apposito filtro di carta (già bagnato) e si aggiunge l’acqua che passando attraverso al caffè ed il filtro andrà a finire in una caraffa sottostante

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French press: altro metodo di estrazione ad infusione. Anche questo diffuso nei paesi del nord Europa, la nascita di quel “bricco” cilindrico è francese intorno alla metà dell’800. Si può trovare facilmente ed a poco prezzo in molti negozi.

Il funzionamento è semplice. Si pone sul fondo il caffè macinato medio/ grosso (6/8 gr. per ogni caffè) dopodichè si versa l’acqua calda, intorno ai 96°. Si lascia in infusione per 5/6 minuti, e poi si abbassa lentamente lo stantuffo. In questo modo il caffè si “filtra” e si ottiene un caffè con estrazione morbida e dolce

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Dripper: letteralmente “gocciolatore”,sono dei  coni,che possono essere di diversi materiali come ceramica, vetro o plastica, con delle scanalature che favoriscono la circolazione dell’acqua al loro interno e un foro grande nella parte inferiore. All’interno deldrop viene posizionato un cono in carta alimentare che fungerà da filtro, si inserisce il caffè macinato (piu fine del french, ma piu  grossa dell’espresso), alla fine si versa l’acqua intorno ai 94°

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Aeropress: Il sistema è sviluppato sull’utilizzo di due cilindrici cavi concentrici. E’ il sistema piu nuovo nel mondo del caffè, essendo stato inventato nel 2005, ma ha già dei campionati mondiali (ed anche uno italiano). La preparazione è simile alla french,ma è più veloce e il caffè risulta più forte, quasi simile ad un’espresso. Il caffè è anche meno acido rispetto alle preparazioni con la moka o la macchina per il caffè americano.  Si inserisce la polvere di caffè nel cilindro superiore e si aggiunge acqua a una temperatura compresa tra i 78 e gli 85° C, si mescola delicatamente e si chiude con l’apposito coperchio forato su cui si appone un ulteriore filtro in carta alimentare. Si capovolge facendo combaciare il coperchio con la tazza in cui si andrà a raccogliere il caffè e si effettua una pressione decisa, regolare e costante. La macinatura del caffè è quello della moka, quindi più fine del caffè americano ma più grosso rispetto all’espresso.

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SIFONE GIAPPONESE: Il sifone fu inventato nel lontano 1830 dal tedesco Loeff.Questo metodo, poco conosciuto da noi, va invece alla grande in Giappone, dove fanno anche dei campionati.

L’acqua viene scaldata nell’ampolla con una fiamma ad alcool, il caffè macinato è posto nel tulipano appena sopra: inizia l’infusione. L’acqua calda raggiunge il caffè, lo attraversa, ne cattura gli aromi, si mescola il tutto, si toglie la fiamma e l’infuso precipita nell’ampolla di origine, pronto per la degustazione. Il tutto in 6 minuti. 

downloadQuesto è solo un piccolo escursus sulle tendenze e le novità nel mondo del caffè. Siete tutti invitati ad approfondire

Shaken, not stirred!

«James Bond, with two double bourbon inside him, sat in the final departure lounge of Miami Airport and thought about life and death». (Goldfinger, 1964)

La frase che ogni barman conosce. Associata indissolubilmente all’agente segreto piu famoso del moondo.
In assoluto il piu “charmant” , in continuo spostamento per ogni destinazione, ovviamente frequentatore di hotel di lusso e di bar altrettanto fantastici.
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Tra libri e film, nella sua lunga storia, il nostro amico Bond (…James Bond) ne ha bevuti di cocktail, ma non solo. Diamo un occhiata:

VODKA MARTINI, dal film “Licenza di uccidere” del 1962. Qui per la prima volta il pubblico mondiale può sentire la celebre frase che dà il titolo a questo articolo.Non credo che sia necessario scrivere la ricetta…

MINT JULEP è la scelta per il film “Goldfinger” del 1964…menta e whisky addolciscono il sapore amaro dato dalla morte della bond girl di turno, morta ricoperta di oro

RUM COLLINS, nel 1965, “operazione tuono”. Alle Bahamas la scelta migliore cade ovviamente sul rum.Semplice e dissetante

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“Bollinger? Se è del ’69 significa che mi aspettavate…” questa la frase pronunciata da Roger Moore in “Moonraker, operazione spazio” del 1979 . L’amore per l’agente segreto nei confronti di questo champagne è noto da sempre,compare infatti nel 1956 nel libro “Diamonds are forever”. Malgrado questo Champagne appaia moltissime volte nella serie, pare che la Bollinger non abbia mai dovuto pagare per apparire.
Altri champagne che il nostro eroe ama sono: Taittinger Brut o Blanc de Blancs 1943, il Taittinger 1945 o il Veuve Cliquot.
Un altro grande classico è il Dom Pérignon del 1953, 1955 (Missione Goldfinger) e 1962.

La maison Bollinger da qualche anno ci delizia con edizioni speciali dedicate a 007.

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1981, “solo per i tuoi occhi”. Qui la bellissima Carole Bouquet sorseggia un bicchiere di vin brulè, nei presi di una pista di pattinaggio su ghiaccio

Il bloody Mary compare invece nel film del 1983 “Mai dire mai”

Hale Berry e l’affascinante Pierce Brosnan sorseggiano Mojito nel 2002nella pellicola:”La morte può attendere”

Casino Royal del 2006, è in realtà tratto dal primo libro di Ian Fleming. Sul treno James sorseggia del vino francese, in particolare del Chateau Angélus. Qui compare anche il Vesper Martini, invenzione dello scrittore che nasce come variazione del martini. Non lo berrà mai piu: “tre parti di Gordon, una di vodka, mezza di Kina Lillet”, agitato con ghiaccio e servito con una scorza di limone.

Skyfall del 2012 vede l’entrata in scena della birra Heineken.In questo caso si tratta di una sponsorizzazione, ma la scelta, che potrebbe essere accettabile in collegamento ad un Daniel Craig meno “dandy” e piu “proletario” di altri Bond, ha fatto storcere il naso a molti fans.Business is business.
Divertente lo spot Heineken con Bond, con riferimenti e citazioni

Ovviamente i drinks sono molteplici e non sono citati tutti qui. Per chi fosse interessato la letteratura è veramente ampia. Mi sento di consigliare uno qualsiasi dei libri scritti da Edward Coffrini dell’Orto (spesso a quattro mani con Andrea Carlo Cappi).
Edward, amico ed esperto bondiano, è anche il presidente dello 007 Admiral club.

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Per chi si dovesse trovare a Milano, non può non pernottare all’hotel Admiral, sede di un “museo” dedicato (indovinate un po?) all’agente dell MI6, e con delle sorprendenti camere a tema.Lo trovate in via Domodossola 16.

 

 

 

Attendiamo di vedere a novembre cosa berrà nel nuovo “Spectre”

 

BAR TOOLS



Ogni barman ha la curiosità, che io ritengo uno dei requisiti principali per poter svolgere questo lavoro. E la curiosità porta inevitabilmente a cercare. Oggi , per curiosità, ho voluto dare un occhiata ai bar tools in rete. Per fortuna Internet non delude. Tra cose conosciute e novità, tra design moderno e classici, ecco una piccola carrellata, non esaustiva ed assolutamente di parte.

 

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“Über è un impegno totale per superare, eccellere ed emozionare.

I due punti che sormontano la “Ü” di Über , rappresentano simbolicamente 2 punti di un continuum; il viaggio che inizia senza fine.

Dal momento in cui gli occhi si bloccano su una creazione uber, i sensi si accendono;l’ intrigo e la curiosità spingono le mani verso le curve morbide e le forme sottili che segnano l’inizio della vostra esperienza Über.

Poi finalmente, è il sospiro profondo, rassicurante, quello che solo la qualità senza compromessi e design innovativo dona; tutto supportato da garanzia di soddisfazione di Über!

Quando i sogni sono in cima alle  scale , Überbartools ™ è il primo passo nel cammino.”

Questo l’incipit del sito… e questi sono alcuni prodotti

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Un pò diverso il sito INK CORRECTBARTENDER GEAR. Un pò di umorismo in queste creazioni colorate:

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Andiamo sul classico, sul sito Pottery Barn, con la linea Speackeasy… Con la possibilità di incidere il nome o le cifre

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Nessun barman italiano può permettersi di non conoscere RGMANIA… Personalmente mi servo da Giorgio Negri (e da quella pazientissima ragazza di sua moglie) da almeno vent’anni. Mi ha consegnato forniture a Mosca, a Praga, a Monaco ed in tutte le città italiane in cui mi sono spostato negli anni. La differenza sta nella passione di Giorgio che è pari a quella dei barmen piu “estremi”

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Se invece siete alla ricerca di uno strainer quantomeno particolare…questo è l’indirizzo giusto: http://www.bottesi.bigcartel.com/

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Abbiamo già parlato di PURACLASSE, ma non fa male dare un altra occhiata…

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VINCENZO LANNINO

Piccola anticipazione…a breve andremo a parlare di VINCENZO LANNINO, un artista prestato al bartending…per il momento accontentatevi di vedere le sue splendide creazioni

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http://www.cafepress.com/cybartender
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Un siciliano a New York: Salvatore Tafuri

Ho avuto il piacere di conoscere Salvatore quando viveva e lavorava a Sanremo…Eravamo clienti reciproci,all’epoca, ma non vi darò i particolari di quello che succedeva nelle rispettive serate off 😉

Da allora ne ha fatta di strada (in tutti  sensi). Gli ho chiesto di scrivere qualcosa delle sue esperienze,e lui, molto gentilmente (da persona disponibile qual’è) mi ha accontentato…qui sotto il suo racconto ed alcune foto di sue creazioni.

Se passate da NYC, non potete  non andare  da lui per un drink

Salvatore Tafuri

Ciao a tutti,

Il mio nome e Salvatore Tafuri e sono un mixologist che da 5 anni lavora a NYC.

Che dire, la mia avventura dietro al bar inizia 9 anni fa a Sanremo bellissima città

della Liguria, dove per pura coincidenza trovai lavoro come Bar Back

 al Victory Morgana Bay.

Furono anni molto intensi ma nello stesso momento grazie a persone come

 Gualtiero Maragni e Cristiano Sanna, oggi mi ritrovo ad avere un mestiere.

Dopo aver portato ghiaccio ( una quantita infinita, come penso possiate capirmi) mi sono ritrovato nella posizione da bartender. Non l’ho mai sentito come

 un lavoro che pesante, pur facendo 10/12 ore al giorno e durante la stagione estiva

(3/4 mesi ) senza giorno di riposo.

E’ sempre stata una passione portata dentro che alla fine si è trasformata in un

 fantastico mestiere.

Un giorno,come nelle favole incontrai al bar una ragazza, Kazarae,  lei era in Italia per lavoro solamente per alcuni mesi, ma in quell’istante scattò un colpo di fulmine e decisi di lasciare tutto e tutti per andare a vivere

 insieme a lei a New York City

FROM SICILY WITH LOVE
FROM SICILY WITH LOVE

3 Ottobre 2010 arrivai nella Grande Mela, una città che non avevo desiderato

 ma a cui adesso non potrei  rinunciare.

Trovai lavoro attraverso Craiglist.com

( sito che raccomando a chiunque volesse provare un esperienza negli States),

si può trovare tutto dal lavoro alla casa  o addirittura shaker’s da collezione), Andrea De Leonardis General Manager del Caffe Falai, (cresciuto a Diano Marina piccola cittadina Ligure

 non troppo lontana da Sanremo),

prese in mano il mio Curriculum,e da quel giorno la mia vita cambiò..

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Dopo pochi mesi vinsi uno dei miglior drink contest di nyc e dopo quello

 giornali come New York Times,

 New York Post, Wall Street Journal iniziarono a pubblicare articoli su di me,

ma ancora adesso dopo 4 anni  ricordo quando Eben Freeman pubblicò

su un famoso Blog Londinese di considerami

uno dei bartender più innovativi di Nyc,

tanto per farvi capire avevo fatto un drink a base di spinaci con

il nero di seppia sul bordo del bicchiere.

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Non vi nego che oltre ad aver avuto fortuna e stato molto difficile adattarsi al

 metodo americano all inizio,

 dal mio punto di vista lo stile e un po meno elegante ma molto più veloce e

molto più concentrato nei numeri del bar,

 cosa che non mi dispiace perché alla fine della giornata le spese si pagano

con i numeri.

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Ma cio non significa che non ci sia passione o che non ci siano professionisti

 nel mondo del Bar.

In questo momento lavoro al Bar del The Standard Hotel ed ho avuto la fortuna di

 poter lavorare in giro per gli States

con compagnie come Varnelli, Lucano, Absolut Elyx ecc..e collaborare e condividere

 pensieri con personaggi come

 Francesco Lafranconi, Giuseppe Gallo, Dom Costa Damian Coren

e tantissimi altri che saluto.

Un consiglio che mi sento di dare a tutti quanti e di non prendersi mai

 troppo sul serio dietro al bar

 e cercare di far sentire  il cliente sempre la persona più speciale,

siamo davvero fortunati a poter fare questo lavoro

 e di far parte di questa  comunità.

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Cheers

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