BARMAN & GENTLEMAN

“Si contano oggi per il mondo migliaia e migliaia di cosiddetti “barman” ma per la verità,  in generale si tratta di uomini del Bar,baristi,ma, come mixeurs…zero.”

1000 cocktails

No, non sono io a dirlo, ma è nella prefazione del libro “Mille cocktail” , di Elvezio Grassi,  libro che vede la prima edizione nel 1920.

Chissà cosa penserebbe questo barman ,o altri della sua epoca, del moderno bartending in Italia.

Un tempo (in cui non c’era Internet), barman si diventava sul campo. Esisteva la gavetta, fatta di lavoro silenzioso ed osservazione dell’arte da parte di chi portava la giacca bianca. Lingue studiate ed imparate sul posto di lavoro all’estero (in verità con poche comodità e tanti sacrifici), umiltà, parola oggi abusata, ma quasi mai usata nel modo giusto, educazione e buone maniere.

Ernest-Hemingway,Giuseppe-Cipriani,il barman Ruggero Caumo (Harrys Bar Venezia)

Ernest-Hemingway,Giuseppe-Cipriani,il barman Ruggero Caumo (Harrys Bar Venezia)

Si andava in Svizzera ad imparare il servizio (sia di sala che bar, un buon barman era anche un efficiente maitre d’hotel, ma non necessariamente il contrario), ed in Inghilterra per la lingua.

Il Barman (con la B maiuscola) o l’aspirante tale, lavorava solo in hotel, possibilmente di lusso, oppure sulle navi da crociera, o comunque dove c’era l’elite.

Salvatore Calabrese

Ovvio pensare che le buone maniere erano il primo requisito per poter accedere a posti di lavoro di questo tipo.

Banditi, sul posto di lavoro, tutti gli orpelli, quindi niente orologio, anelli, collane ecc. Sobrietà era la parola chiave. Divisa pulita e sempre in ordine, cravatta o papillon (a seconda della qualifica) e ruoli ben definiti. Mai un commis si sarebbe sognato di avvicinare un cliente e rivolgerli la parola senza essere interpellato o aver avuto l’autorizzazione del capo barman.

I barmen italiani erano allora molto considerati nel mondo, la classe e la preparazione che avevano era uguagliata da pochi altri.

Il rapporto con i clienti era quello della “sponda del tavolo da biliardo”, ossia di ribattere,  durante una conversazione, in modo di far sentire il cliente a propio agio. Si evitavano gli argomenti “caldi” come sport, politica e religione.

La cultura e l’informazione erano indispensabili, per poter discorrere amabilmente di argomenti che potevano spaziare dalla metereologia alle novità letterarie, piuttosto che una mostra od un opera teatrale.

Angelo Zola

Al giorno d’oggi, come ben sappiamo, le cose sono molto diverse. L’apparire ha preso il posto dell’essere. Conta di piu il consenso dei colleghi che “contano” (cioè quelli che appaiono di più), che quello dei clienti. La riservatezza (ricordate le tre scimmiette? Erano il simbolo del barman) è ormai solo un ricordo.

I Barman di un tempo rabbrividerebbero vedendo la quantità di tatuaggi, orecchini e piercing che si agitano oggi dietro i banchi bar.

Ad onor del vero bisogna ammettere che anche la clientela è cambiata. Ci sono ormai pochi signori, pur restando i ricchi. Il compianto Marco Mascardi,gentlemand’altri tempi e giornalista ,nonchè fan dei barmen di classe,                 diceva spesso che sarebbe stato utile fare dei corsi per i clienti, piu che per i barman

Marco Mascardi

Marco Mascardi

Non sta a me giudicare se sia meglio o peggio, ma a volte mi capita di pensare che per essre trasgressivi oggi basterebbe non avere tatuaggi, piercing ecc… indossare una giacca bianca, pulita ed in ordine, accogliere i clienti con un sorriso e parlargli di cultura nella sua lingua…

Mauro Lotti

Mauro Lotti

E magari un giorno far rinascere lo stile italiano anche nel bartnding e nell’ospitalità

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: