I cocktail da rottamare

Secondo i barmen…

(articolo originale qui: https://www.huffingtonpost.com)

I grandi bartender sanno che il miglior drink è quello che vuole il cliente, ma questo non significa che quegli stessi bartender non possano possedere un odio irrazionale verso tazze di rame e bevande energetiche. Sia perché un cocktail è passato di moda o non è mai stato un buono dall’inizio, alcune bevande sono semplicemente sopravvissute ad alcuni menu.

Per scoprire quali attirano di più l’ira degli addetti al settore, abbiamo chiesto ad alcuni dei barmen più rispettati della nazione di dirci le bevande che vorrebbero vedere in pensione.

Moscow Mule

“Un cocktail che mi piacerebbe vedere distrutto direttamente al pascolo è il Moscow mule, ha avuto il suo tempo con i menu e tutti hanno rubato almeno una tazza di rame, e ci sono una serie di cocktail più gustosi con lo zenzero che le persone possono apprezzare”. – Merlin Mitchell, Green Russell (Denver, CO)

“Possiamo dire addio al Moscow Mule? È più logoro della canzone” Happy “di Pharrell, e l’unica cosa peggiore di un Moscow Mule è un Moscow Mule di scarsa qualità, che sembra essere la norma. È bello che tu abbia una piccola tazza di rame carina, ma lo stesso vale per ogni altro bar in città.. – Cory Harwell, Simon Hospitality Group (Las Vegas, NV)

 

The layback shot
“Barmen, per favore ritirate lo shot sparato direttamente nella bocca di un cliente, almeno in un bar pubblico! Questo  modo di fare dà la certezza che siamo in un ambiente assolutamente non professionale che non eccelle nell’arte del piacere di un adulto che vuole bere bene.” – Dale “ King Cocktail “ DeGroff

(io abolirei ogni tipo si shot, comunque n.d.t.)

 

The Old Fashioned
“Per quanto mi addolori, penso che potrebbe essere il momento di concedere un po ‘di tempo all’Old Fashioned: è come un ragazzo solido e rispettabile che ha riparato i condizionatori d’aria  o qualsiasi altra cosa negli ultimi 30 anni poi vince la lotteria, all’improvviso ha un brutto, costoso nuovo guardaroba, ha abbandonato sua moglie per una ragazza di 20 anni piu giovane di lui, ed è coca quella sui suoi baffi? Hey, sei cambiato. The Old Fashioned era una bevanda semplice, costante e soprattutto affidabile. Ordinala oggi e  non sai cosa otterrai ‘senza la spazzatura’ e avrai un po ‘di zucchero, amaro, ghiaccio e whisky… Mezcal, fernet e amari del frutto della passione? whisky artigianale, sciroppo di fichi e gin? di tre mesi? Ha bisogno dei suoi vecchi amici di essere lasciato tranquillo  a ricordare che era meglio di così, che aveva una vita e queste persone non sono i suoi veri amici. – David Wondrich , autore di Imbibe! a e Punch

Jaeger bomb

“Le bevande energetiche hanno fondamentalmente un sapore come il sedere carbonizzato, quindi perché qualcuno voglia aggiungere Jaegermaister è assolutamente al di là della mia comprensione. – Joaquin Simo, Pouring Ribbons (New York, NY)  (concordo in pieno n.d.t.)

 

Long Island Ice Tea

“Penso che sia giunto il momento per il Long Island ice Tea di essere eliminato, con praticamente nessun sapore distinto e semplicemente troppo alcool , il suo unico scopo è fare “sballare” . Dovrebbe essere sepolto. RIP LIT. “ – Ryan Baird, barman  coach a Jack & Ginger’s e St. Genevieve (Austin, TX)

 

Questo per quanto riguarda i barmen americani… Ma i bartender italiani cosa eliminerebbero?

Un safari…tra i cocktail

Cocktail Safari

un viaggio avventuroso nella stori di 70 cocktail.

Stefano Nincevich, per gli operatori del settore, non ha bisogno di presentazioni. Degno erede dello “zio” Franco Zingales all’interno di bargiornale, è diventato, nel tempo, il punto di riferimento per i barmen italiani.

Come è giusto che sia, ha pubblicato un bel libro dedicato al mondo del bere miscelato, e l’ha fatto in maniera originale.

Grazie alle illustrazioni, mai scontate, di Andy Fluon ed ai racconti, a volte leggendari, sulle storie dei cocktail, ci ha regalato un libro fresco e piacevole, ideale per l’estate, in cui si può prendere e lasciare, per poi ritrovarlo e. volendo partire da altri cocktail. Non c’è bisogno di leggerlo tutto d’un fiato (anche se sarà difficile non farlo) o proseguire in “linea retta”.

Ma c’è bisogno, questo si, di averlo sempre a portata di mano, per avere a disosizione le ricette dei cocktail (spesso classici, e questo ci riporta al CCC dello “zio”) e le lor storie.

Cocktail safari: un nome decisamente azzeccato. Lo abbiamo visto, infatti, in giro per il mondo, come un novello cacciatore, pronto a fare nuove prede per una (speriamo) futura edizione.

 

La storia dei cocktail è una materia poco nota e avvolta, per sua natura, dai fumi dell’alcol.
Ecco perché vi raccontiamo come alcuni grandi drink hanno conquistato un posto d’onore al banco e uno spazio nella memoria dei cocktail lovers.
Cocktail Safari non è fatto per chi considera il “bar” un posto per gente dal bicchiere inconsapevole.
Tutto il contrario: è un omaggio a chi lo vive come un’isola felice per fare due parole, bevute in compagnia, baci e carezze, ma anche chiacchiere serie, lontano dai formalismi e dai toni accademici.
Le illustrazioni sono di Andy Fluon, fondatore, con Morgan, dei Bluvertigo.

“Conosco Stefano da molti anni ormai. Non è un barman, non è un cocktail historian in senso tradizionale e neppure vorrebbe esserlo. Di professione fa il giornalista ed è sempre stato un osservatore attento, preciso, ma allo stesso tempo disincantato della nostra realtà. Nel suo libro, Cocktail Safari, c’è amore, c’è cultura e c’è passione. Tre ottimi motivi per leggerlo e berlo con gli occhi.”
Salvatore Calabrese, “The Maestro”, Industry Legend 2015

 

 

L’era del vermouth

Esperienza Vermouth

In un momento in cui il vermouth ha trovato molti consensi sul mercato, dove innumerevoli etichette nascono e conquistano un posto in bottigliera, Vi siete mai chiesti quanto può essere facile oppure difficile fare un vermouth? Noi di Cybartender abbiamo voluto provare con “Esperienza Vermouth”.
Esperienza Vermouth è un evento unico nel suo genere.

Ideato dal grande Fulvio Piccinino, propone un seminario che unisce storia, cultura, multisensorialitá e produzione del vermouth.
Il ritrovo è fissato a metà mattinata in una sala messa a disposizione per l’esperienza, nel nostro caso eravamo ospiti del Diavolo Rosso di Asti, bellissimo locale sito in un ex chiesa sconsacrata. All’interno naturalmente c’era un bancone bar e tavolate apparecchiate con l’occorrente per questa esperienza. Eravamo circa 30/40 persone.


Cominciamo con un’infarinatura generale su cosa serve per poter fare un vermouth, quindi vino, zucchero e tinture di varie erbe. Inutile dirvi che per fare un vermouth ci vuole almeno il 75% di vino, un tot di grammi di zucchero a seconda della tipologia, per questo Fulvio Piccinino ha già scritto appunto un meraviglioso libro intitolato “Il vermouth di Torino” dove ci sono tutti i dati che serve sapere. Pensate che questo e altri suoi libri, la sua cronistoria, la sua ricerca, sono stati utilizzati per stilare il disciplinare di produzione del Vermouth di Torino dello scorso 22 marzo 2017.

L’esperienza continua oltre che con i dati tecnici per la produzione del vermouth anche con innumerevoli cenni storici che riguardano sia la storia del vermouth sia la storia delle aziende più famose. Durante questa ora e mezza di spiegazioni e racconti, è prevista una sorta di degustazione alla cieca di circa 8 vermouth tra i più famosi in commercio. Ogni circa 15 minuti arriva un assaggio di uno di questi vermouth senza sapere di quale si tratta, e noi dobbiamo scrivere su un foglio le nostre sensazioni e cosa ne pensiamo, senza essere influenzati dalla marca del Vermouth assaggiato.


Dopo una piccola pausa inizia un’altra fase importante della giornata, quella della produzione del proprio Vermouth.
Avevamo a disposizione davanti a noi 20 cl di vino bianco, per la precisione era un Trebbiano, un vino abbastanza neutro in modo da essere più facile da conciare senza essere influenzati da eventuali note aromatiche del vino. Oltre al vino davanti a noi ci sono dei barattoli contenenti ognuno un’erba, o una spezia, o una radice, ed in corrispondenza di ogni barattolo c’è una tintura realizzata con la stessa botanica. Le tinture sono tutte acquistate da un rivenditore e non fatte Home Made, quindi sono tutte testate e certificate. In questo modo possiamo metterne tutte le gocce che vogliamo senza rischiare nessun inconveniente per la nostra salute. Infine abbiamo anche a disposizione un barattolo contenente dello zucchero per dolcificare il nostro Vermouth.

  

Ora che abbiamo tutti questi elementi possiamo iniziare a produrre il nostro Vermouth, con tutti i consigli ed i suggerimenti che Fulvio Piccinino è sempre pronto a dare. Non aggiungiamo altro riguardo questa fase perché vi invito vivamente a provare questa esperienza. Non serve per forza essere dei barman, “Esperienza Vermouth” é consigliata a tutti e credetemi se vi dico che non vedo l’ora di poterla ripetere.


Finita questa fase, un piccolo lunch velocissimo e dopo tutti in pullman privato per andare a visitare un’azienda produttrice di vermouth. In quell’occasione ci siamo recati a Pessione dove si trova lo stabilimento che produce il famosissimo vermouth Martini. Qui ad attenderci c’era l’enologo di casa Martini&Rossi, il grande Beppe Musso, che ci ha accolti e ci ha guidati in visita a tutte le fasi di produzione del famoso vermouth. La sua preparazione e la sua professionalità dovuta alla lunghissima esperienza in questo settore ci ha permesso di capire dove viene prodotto il vermouth, dallo stoccaggio del vino base, alla sala degli alambicchi, alla sala della concia del vino, eccetera eccetera. A fine giro tutti ospiti alla terrazza Martini con un aperitivo gentilmente offerto dall’azienda.


Colgo nuovamente l’occasione per consigliarvi vivamente questa esperienza, oltre al fascino di questo quello che abbiamo visto e provato, ci rendiamo davvero conto di quanto è difficile poter produrre un vermouth in modo da crearlo con un equilibrio piacevole. Tutto questo grazie alla maestria, esperienza e professionalità di un luminare del settore, Fulvio Piccinino.


Per informazioni ed iscrizioni a esperienza vermouth visitare il sito www.saperebere.com.

Antonio Mandica

Dalla cocktail art al low alcool

Cocktail low alcool

Se il mondo del food è stato teatro di evoluzioni inaspettate in tempi recenti, quello dei drink non è certo da meno. I cocktail a basso tenore alcolico ne sono la prova. Il mutamento da semplice tendenza a nuova realtà è avvenuto a tempo da record, complice una serie di cambiamenti socio-culturali non indifferenti: dalla costante ricerca di benessere legata alla salute, alla legislazione più severa per chi guida in stato di ebrezza.
Pioniere del movimento low alcool in Italia, Diego Ferrari ha saputo trasformare un’apparente limitazione in una grande opportunità. Cogliendo la sfida di creare una carta per un locale che può offrire solo cocktail di questo tipo, ha sfruttato la sua esperienza per ripensare il mestiere del mixologist. Scovare nuovi ingredienti, studiare le loro combinazioni, ideare le loro presentazioni: questi sono stati per lui passi familiari.

Capire il contesto singolare rappresentato dal suo nuovo “palcoscenico”, comunicare al pubblico e alla stampa un altro modo di intendere il cocktail: questi sono stati compiti più impegnativi, ma certamente stimolanti.
Profondamente convinto che gli ingredienti di un drink sono solo la base del concetto di bere bene, Diego racconta il suo percorso, offrendo ai suoi colleghi non solo una singolare selezione di cocktail low alcool, ma anche un metodo per affrontare nuove sfide.

La carriera di Diego Ferrari inizia a soli diciassette anni quando intraprende il suo primo corso da barman. A ventisei anni, parte per Londra dove approfondisce le tecniche di molecular mixology, barchef e Tiki. Rientrato in Italia, svolge attività di bar manager, collabora con importanti brand del beverage, e scrive su diverse riviste di settore. Partecipa a prestigiose competizioni nazionali e internazionali. Attualmente è bar manager presso la Rotonda Bistro di Milano, dove si è specializzato in cocktail sotto i 21° gradi alcolici, tecnica di cui è diventato un punto di riferimento a livello internazionale.

Il sito di Diego Ferrari

Russian standard vodka

vodka

Questo è un distillato che mi “tocca”particolarmente.Sarà stata l’esperienza di lavoro a Mosca, contatti e frequntazioni con russi , anche in tempi non sospetti,la mia appartenenza, per un pò, all’associazione dei barman russi (B.A.R.) sarà l’alta qualità che ha raggiunto negli ultimi anni la produzione della vodka. Qualunque sia la ragione,questo rimane il mio distillato preferito (alla faccia di speackeasy e distilati modaioli). Pura, fredda, secca. Queste le peculiarità che me la fanno amare.

Ma tra tutte, ce ne sono alcune che aprezzo paricolarmente, la prima è sicuramente la Russian Standard

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Strana la soria di questa vodka. In origine Russian Standard è il nome di una banca privata russa. Il propietario, Roustam Tariko*, grazie ai suoi affari è spesso e volentieri in giro per il mondo (con il suo jet privato, of course…)

Roustam Tariko
Roustam Tariko

Ad un certo punto si chiede perchè lui, russo e benestante, deve bere in vari posti del mondo , delle vodke di qualità dubbia (le premium dovevano ancora arrivare) e di paesi senza una cultura alle spalle.

Detto fatto. Lui voleva la miglior vodka del mondo.

La mia ambizione è rendere Russian Standard una delle maggiori vodka premium al  mondo” Roustam Tariko
Fondatore e CEO, Russian Standard Vodka

Distilleria ultra moderna a S.Pietroburgo (o Leningrado?) , tecnologie nuove, ma metodo antico.

La formula di Mendeelev

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“Ovunque esiste un mezzo nelle cose, determinato dall’equilibrio”
DMITRI MENDELEEV
Professore di Chimica, Università di San Pietroburgo

il Professor Dmitri Mendeleev – autore della Tavola Periodica degli Elementi – ha stabilito il punto preciso d’equilibrio nella purezza della vodka: 40% vol.
Nel 1894, la formula perfetta di Mendeleev fu riconosciuta dallo Zar Alessandro III come l’assoluto segno di autenticità per la produzione di vodka dai più alti standard.
E ancora oggi si seguono i dettami di Mendeleev per produrre questa vodka di alta qualità.

distilleriaRussian Standard

INGERDIENTI:

“Le vodke Russian Standard sono realizzate utilizzando solo grano invernale cresciuto nel fertile suolo delle steppe del sud della Russia.
Il grano invernale utilizzato è selezionato a mano da varietà a crescita lenta, piantate a settembre e lasciate maturare sotto le profonde nevi del lungo inverno nordico. Al momento della raccolta, tra la fine di Luglio e l’inizio di Agosto, il grano maturato  accumulerà livelli eccezionali di amido.”

“L’acqua è la vera anima di tutte le vodke. Infatti, la parola russa “vodka”, significa letteralmente “piccola acqua”.Con una distesa di 17.600 metri quadrati, il lago Ladoga, il più grande lago di acqua dolce in Europa, è la naturale sorgente glaciale di una delle acque più delicate della Terra. Nata da un duro e implacabile mondo glaciale con origini  antiche appena 40 kilometri a nord della nostra distilleria a San Pietroburgo –la sorgente del lago Ladoga ci fornisce un’inesauribile fonte di acqua cristallina, purissima e ricca di minerali che costituisce l’anima liquida di tutte le nostre vodke premium.”

Oggi, nel programma di espansione elaborato dall’azienda, c’è anche una azienda italiana, la Gancia, acquisita dal colosso russo e molto conosciuta in Russia (l’Asti spumante si trovava ovunque a Mosca negli anni ’90 e probabilmente è ancora così)

Le tre sorelle

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Di Russian Standard non ce n’è una sola, ma tre:

Russian Standard Original, la vodka premium numero uno in Russia, è la più pregiata espressione di vodka tradizionale russa riconosciuta nel suo paese d’origine come punto di riferimento per tutte le vodke russe.

Fedele alla formula di Dmitri Mendeleev, distillata e filtrata 4 volte a carbone e con l’utilizzo deimigliori ingredienti russi, Russian Standard Original raggiunge un perfetto equilibrio tra la morbidezza e il tradizionale sapore del grano.

Russian Standard Original è la vera esperienza della vodka, ispirata dalla passione e la voglia dicondividere momenti autentici e genuini. Imbattibile per il rapporto qualità prezzo

Onorando la ricetta senza tempo del 1894 del professore Mendeleev, Russian Standard Gold continua la tradizione impiegando tecnologie innovative per produrre una vodka autentica di un’eccellente qualità e purezza.
Da una selezione accurata dell’estratto delle migliori radici dorate siberiane o Ginseng, con cui viene filtrata 4 volte, Russian Standard Gold è una vodka unica ed eccezionalmente morbida, che dona energia e vitalità

Russian Standard Platinum è una squisita fusione tra origini e autenticità.
Fatta solo con i migliori ingredienti russi e imbottigliata esclusivamente in Russia, Russian Standard Platinum è filtrata 4 volte attraverso il carbone e 2 volte con l’argento, poi chiusa conun tappo di sughero per renderla pulita e fresca.
Le sue note speziate la rendono un mix ideale per i cocktail di altissimo livello. Il mio Martini preferito la vede come componente principale.

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“Portaci molta Vodka… portaci la Vodka del tipo più puro, ci diano la bevanda demone che ci rende allegri, giocosi e selvaggi!” 
(Nikolaj Gogol)

*per Forbes, Tariko è il 48° uomo più ricco di Russia, con un patrimonio stimato in 1,9 miliardi di dollari, grazie soprattutto alla sua vodka Russian Standard e alla Russian Bank. Sbarcato a Mosca dal Tatarstan, cominciò offrendo agli stranieri servizi allora introvabili. Per poi firmare contratti conFerrero e alcune società del beverage, importando e distribuendo prodotti di consumo. Oggi la sua Russian Standard produce la più importante vodka di alta gamma di Russia ed esporta in 75 Paesi. Inoltre la consuetudine di Tariko con i vini piemontesi è di antica data: da importatore, ha fatto conoscere ai connazionali  Cinzano.

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Our Vodka

Our/new YorkLa prima distilleria a Manhattan dai tempi del proibizionismo.

Anche se le distillerie di Brooklyn e di Long Island hanno fatto distillati locali per qualche tempo,Our / New York sarà la prima distilleria a Manhattan dai tempi del proibizionismo . L’alambicco di rame, si trova dietro l’ampio bar, come un visitatore metallico arrivato dallo spazio.

Il progetto di questa piccola distilleria fa parte di un programma piu ampio di OUR/VODKA, che vede altre distillerie simili in città come Amsterdam, Berlino, Detroit, Londra e Los Angeles.
Ognuna di queste micro disillerie produce un distillato con delle differenze dovute alla diversità dell’acqua utilizzata.

Ne esiste anche una versione di prova a 50 gradi, con un gusto piu ricco.

Vengono serviti anche “basic snacks” per accompagnare i drink.

Questa idea prende vita a Stoccolma nel 2011, grazie all’iniziativa di sei imprenditori. Dopo una lunga gestazione ed innumerevoli prove, l’idea ha preso vita sotto “l’ombrello” della Pernod/Ricard.

In ordine di tempo, la prima distilleria aperta è stata a Berlino

Il prezzo della Our/New York vodka è di 22,99 dollari per la bottiglia d375 ml.

Per chi volesse fare un giretto a provare vodka e drinks a New York, l’indirizzo è: 151 West 26th Street (Seventh Avenue). Sul sito tutte le informazioni dettagliate su storia, prodotti e distillerie: http://ourvodka.com


(liberamente tratto dall’articolo apparso sul New York times)

https://www.instagram.com/makingvodkarelevantagain/

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