I barmen sono gli aristocratici della classe lavoratrice

Doug Coughlin (Brian Brown, nel film cocktail)

I bartender italiani nel mondo. Lezione di stile

Partiamo da Londra (ma ovviamente non è il solo posto), se entri in un bar internazionale, la probabilità di incontrare un barman italiano è piuttosto alta. Sembra che ovunque tu vada, invece di sentire un “Hello”, avrai un “Ciao”, e invece di un “Thank’you”, sentirai un “Grazie”.

Perché?

Perché la maggior parte dei grandi  bar team sembrano avere italiani a capo? E chi sono?

La nostra storia comincia indietro nel tempo, l’Italia è una nazione ricca di vini e liquori, e questo dovrebbe essere un primo indizio. Abbiamo amari, vermouth, liquori e marchi famosi nel mondo (la Campari è al sesto posto tra le industrie liquoristiche mondiali).

La cultura europea del cocktail è probabilmente nata in Italia, perchè noi facciamo i liquori… e poi li beviamo!

Pare che noi italiani abbiamo sviluppato particolari abilità nell’arte della miscelazione, ed il livello del nostro bartending si è talmente alzato che in quasi ogni grande bar del mondo puoi trovarci un italiano

CAFFE’ ESPRESSO: qui non c’è molto da dire… è una nostra invenzione. Questa bevanda forte e calda che migliora la nostra vita quotidiana. La macchina per l’espresso è stata inventata in Italia ed oggi la troviamo in tutto il mondo. E per il mondo (letteralmente) troviamo l’inventore del termine “latteart” Luigi Lupi, che trasmette il suo sapere su caffè e cappuccini aprofessionisti di ogni angolo del pianeta. Un altro professionista del caffè, che trasmette conoscenza e organizza corsi e concorsi nella repubblica Ceka ed i  Slovacchia è Roberto Trevisan, vulcanico ed iperattivo, profondo appassionato e conoscitore

In termini di mixology c’è molta diversità, ed i barmen italiani si prendono cura dei loro ospiti in alcuni dei locali più iconici del mondo:

Prendiamo ad esempio ll Savoy, con il suo “The American Bar”. Ci sono così tanti bravi barman italiani che  dovrebbero ribattezzarlo “The Italian Bar”. Barmen come Luca Corradini, Michele Mariotti, Lorenzo Antinori stanno tenendo la bandiera italiana in volo sopra i bar di Londra. Un’altra leggenda del Savoy, Peter Dorelli, ex capo barman,  è stato con il gruppo Savoy per 38 anni (24 esclusivamente all’American Bar).

Peter Dorelli ha anche un amico a Londra, anche lui italiano e anche lui barman. Il suo nome? Beh, non penso che ci sia un bariman professionista che non abbia sentito parlare di Salvatore Calabrese. Nato in Costiera Amalfitana, questo ragazzo è conosciuto per un sacco di cose nel mondo del bar:

nel Guinness record per la creazione del cocktail più costoso del 2012 (£ 5500 sterline)
ha perfezionatoo alcuni degli strumenti che utilizziamo oggi come il Salvatore Barspoon o il mixing glass
Ha il suo marchio di Limoncello (famoso drink dopo cena italiano)
ha una catena di locali nel mondo

Se diamo un’occhiata a un altro hotel bar di successo a Londra, abbiamo The Dorchester. Un locale di altissimo livello guidato da Giuliano Morandin, un simpaticissimo italiano, che è lì da 30 anni. Ora è in pensione, ma ha trasmesso tutta la sua conoscenza a Luca Cordiglieri, il vero capobarman che sta cambiando la vita degli ospiti ogni giorno nel suo bar.

Inoltre nei bar dell’hotel a Londra abbiamo Agostino Perrone che si prende cura dei suoi ospiti al Connaught Bar e Simone Caporale e Rudi Carraro che organizzani una festa ogni volta che sono dietro il bastone ad Artesian. Anche il sanremese Riccardo Semeria è da ricordare tra gli “animatori” della nightclubbing londinese. E non possiamo dimenticare la bella e brava Karin Engele (Karin Cappa, per gli intimi e  carabinieri di Genova 😀 )

Salutiamo Londra ora, ma non senza citare due grandi barmen italiani che sono considerati tra i migliori al mondo. Sì, sto parlando di Luca Cinalli e Tony Conigliaro. Entrambi hanno origini italiane e condividono entrambi lo stesso obiettivo: far sì che gli ospiti godano un’esperienza unica ogni volta.

In quest’epoca il top del bartending mondiale è a Londra, ed è popolato da italiani.

Il bello del bartending italiano è che ha molte sfaccettature: Ti piacciono i tiki? Nessun problema, basta andare al “Nu Lounge” di Bologna e vedere Daniele Della Pola, ami il classico? Entra in un qualsiasi hotel di lusso e troverai un barman all’altezza. Cerchi novità? Vai al Nothingam forest di Milano, sicuramente Dario Comini ha quello che fa per te!

Non sei un viaggiatore? Nessun problema. Puoi sederti, rilassarti e goderti le creazioni di cocktail da molti barmen italiani (e molti altri internazionali) su Facebook. È  semplice vai e registrati a ” Cocktail Art ” un gruppo fondato da Diego Ferrari che ha oltre 6000 abbonati di tutto il mondo. Questa è una grande comunità di baristi e un sacco di foto di cocktail!

Parliamo di  World Class – un argomento a volte discusso- ma  in quasi tutte le edizioni delle finali, si vede almeno un italiano. Ci sono stati; Max la Rocca, Giuseppe Santamaria, Giacomo Gianniotti (questi 3 ragazzi lavorano nello stesso posto, pazzesco!) E Claudio Perinelli che è arrivato l’anno scorso 2 °nel mondo!

Bello  il fatto che gli italiani, anche tra i migliori al mondo, vogliono sfidare se stessi e non dimenticano che, dopo tutto, siamo tutti umani. Uno di questi baristi  è Paolo de Venuto. Sta viaggiando per il mondo cercando di ottenere il meglio dal bartending. Ha lavorato nei migliori bar di Bari, Londra, Barcellona e ora è a Tokyo, lavora all’HI5. Il bello di più di lui è che è molto umile e cerca di aiutare in ogni modo possibile L’anno scorso, ad esempio, ha accettato (gratuitamente) andare da Barcellona a Brasov, in Romania, solo per aiutare la scena dei barmen locali a raccogliere fondi per la famosa campagna “Wine to Water”.

Un altro punto di differenza per i barmen italiani è che sempre (e intendo letteralmente sempre) vogliono condividere le loro conoscenze e trasmettere le informazioni ad altri colleghi che sono desiderosi di imparare.

E i cocktail? Bene, molti cocktail che beviamo oggi nei nostri bar vengono dall’Italia o sono inventati dagli italiani. Abbiamo cocktail iconici come Negroni, Americano, Bellini e Sgroppino che deliziano ogni giorno le nostre papille gustative. Dio li benedica per questo. Potresti immaginare un mondo senza queste bevande?  Per non parlare delle altre migliaia e migliaia di variazioni di questi cocktail.

 

In termini di bartending flair, l’Italia sta andando molto bene. Ogni anno nel mondo la competizione di bartending flair si tiene alla Roadhouse, ci sono sempre almeno 3 o 4 italiani. Ciò potrebbe significare solo che la passione per quest’arte è molto grande. Barmen come Gianluigi Bosco, Bruno Vanzan, Dario Doimo hanno cullato la scena bartending flair ogni volta regalando un grande spettacolo, oggi hanno lasciato spazio a giovani talenti come Dario Di Carlantonio e Giorgio Chiarello

 

Ma il mondo è grande, e gli italiani, si sa, sono um popolo di viaggiatori. E allora in Australia possiamo trovare Mario La Pietra, che dalla puglia è arrivato al Charlie Parker’s di  New South Wales, o suo fratello Fabio La Pietra. 

A New York anche  l’amico Salvatore Tafuri impazza tra i locali, con consulenze e presentazioni di Montenegro di cui è ambassador. Quando due eccellenze italiane collaborano…

Ovviamente le barlady non sono da meno, non possiamo non citare qui le belle e brave Debora Cicero e Alessandra Vicari. La prima la troviamo a  Santa Eulalia Del Río, Islas Baleares, Spain, Alessandra invece opera con successo a Panama.

A Montecarlo, location straordinaria e fiabesca, intrisa di miti e storia, grazie anche alla vicinanza con l’Italia, molti professionisti sono dietro i banchi bar dei locali piu prestigosi. Alla cantinetta Antinori troviamo Alan Arrigo,  ma era già stato al Cipriani ed allo Yacht Club Di Monaco, il sottoscritto è al casino di Montecarlo, insieme ad altri italiani (Enrico Lisiardo, Michele De Crescenzo, Giuseppe Cavaliere, Federica Magro), ed al gherard’s di Fontvieille si può bere dalle capaci mani di Andrea Barelli ed Ermanno Lorenzi.

Ovviamente citare tutti i professionisti italiani nel mondo è un impresa quasi impossibile, mi scuso con quelli che non compaiono, ed aggiungo qualche nome:

Andrea Gualdi – Maybe Frank – Sydney; Australia, Enrico Gonzato – Dandelyan – Londra, Inghilterra, Mauro Mahjoub – Boulevardier – Monaco, Germania, Valentino Longo – Four Seasons Hotel Surf Club – Miami, Usa, Lorenzo Antinori – Four Seasons Hotel – Seoul, Corea Del Sud, Luca Missaglia – Aqua Shard – Londra, Inghilterra,

In breve; I bartender italiani sono la combinazione perfetta di duro lavoro, creatività, passione e amore incondizionato. L’unico rammarico (mia opinione personale) è che in Italia non si cerchi sempre una via personale, il vero Italian Bartending Style, ma si tenda eccessivamente a “copiare” e cercare il consenso sei colleghi piuttosto che dei clienti. La buona notizia è che c’è ampio spazio di miglioramento!

 

(articolo liberamente tratto e modificato da: http://www.drinkingcup.net/will-italians-rule-the-bar-world/)

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