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  • Bartending,  Spirits

    Russian standard vodka

    Questo è un distillato che mi “tocca”particolarmente.Sarà stata l’esperienza di lavoro a Mosca, contatti e frequntazioni con russi , anche in tempi non sospetti,la mia appartenenza, per un pò, all’associazione dei barman russi (B.A.R.) sarà l’alta qualità che ha raggiunto negli ultimi anni la produzione della vodka. Qualunque sia la ragione,questo rimane il mio distillato preferito (alla faccia di speackeasy e distilati modaioli). Pura, fredda, secca. Queste le peculiarità che me la fanno amare. Ma tra tutte, ce ne sono alcune che aprezzo paricolarmente, la prima è sicuramente la Russian Standard Strana la soria di questa vodka. In origine Russian Standard è il nome di una banca privata russa. Il propietario, Roustam Tariko*, grazie ai suoi affari è spesso e volentieri in giro per il mondo (con il suo jet privato, of course…) Ad un certo punto si chiede perchè lui, russo e benestante, deve bere in vari posti del mondo , delle vodke di…

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    Green Week, una settimana floreale

      Imperia, vista da fuori, potrebbe sembrare una sonnolenta cittadina di provincia, adagiata sul mare. In realtà è vivace e colorata, grazie alle varie iniziative che vi si svolgono. Da qualche tempo sul porto di Oneglia c’è un insolito movimento, di persone e colori. Questo grazie a Canna Ramella, una cartoleria che ha deciso di aprire al suo interno un delizioso bar. Ovviamente nè la cartoleria nè il bar sono improvvisati, la scelta, in entrambi i casi, per gli ospiti, è di classe e qualità. Come se non bastasse ora arriva la “Green Week” , una intera settimana dedicata alla natura, nei suoi molteplici aspetti. A pertire da sabato 13 maggio,…

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    IL MARTINI PERFETTO

    Il Martini è sicuramente “Il Cocktail!” Abbiamo trovato questo articolo su Internet che ci sembrava interessante. Poteteleggere originale (in inglese, di Emma Cooke ) a questo indirizzo: https://www.buzzfeed.com/emmacooke24/shaken-not-stirred?utm_term=.glx2x6zxw#.deeaQAyQo Il Martini: Esiste un drink piu “affabile”? Io credo di no   Ma per un drink con solo due ingredienti, ci sono molti modi per farlo Shakerato o mescolato? Gin o vodka? Oliva o limone? Dirty o normale? Ci sono un sacco di variazionie opinioni diverse su questo Abbiamo chiesto a Jared Brown, mastro distillatore di Sipsmith gin, co-autore di “Shaken not styrred: una celebrazione del Martini”, esperto a tutto tondo di Martini,  i suoi suggerimenti: 1. Il classico Martini è fatto con il gin,…

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    MISCELAZIONE FUTURISTA

    Fulvio Piccinino ( a cui va il mio personale ringraziamento) ci regala un viaggio nel mondo del futurismo e delle sue polibibite. Imperdibile! IL RIVOLUZIONARIO RUOLO DEL VINO, CARBURANTE DEL POPOLO, NELLA MISCELAZIONE FUTURISTA Tutti conoscono il Futurismo in quanto avanguardia artistico culturale che sconvolse   i primi trent’anni del novecento, ma ben pochi sanno che gli stessi artisti partorirono i più geniali cocktails a base di vino della storia della miscelazione italiana. Il vino italiano era presente sulla tavola della quasi totalità degli italiani dove svolgeva egregiamente  il ruolo di alimento senza alcuna velleità di abbinamento con il cibo consumato. E fino a quella rivoluzione culturale, il vino, sia bianco che rosso, aveva con ben pochi cocktail al suo attivo. Il popolare “mezzone” che lo vedeva mescolato con la gazzosa, frutto della saggezza contadina per dissetarsi nelle calde ore estive pomeridiane, era figlio dello “spritz” di origine austriaca. Con l’obiettivo di diminuire la carica alcolica dell’italico vino e rendere più fresca la beva i soldati austriaci presero a mescolare i forti vini bianchi italiani con acqua gassata e succo di limone, usanza che venne poi ripresa successivamente nel resto d’Italia, utilizzando però la nuova bibita citrina. Nei bar più evoluti, si assisteva all’evoluzione del primordiale “spritz” dove, oltre a vino ed acqua, si aggiungevano per dare un tocco amaricato pochi centilitri di uno delle decine di bitter o amari, che popolavano la produzione liquoristica italiana. Infine, all’Harry’s Bar di Venezia Cipriani creava le prime miscele a base di spumante e frutta fresca, caposaldi della miscelazione italiana per oltre un lustro. Ma questa miscelazione, assolutamente classica,  è ben lontana dagli slanci creativi dei futuristi che per primi utilizzano il vino come ingrediente base di miscele con più abbinamenti di gusto stravolgendone anche i concetti di abbinamento. Il perché è semplice. In pieno regime fascista vigeva la massima autarchia e non è possibile avere, sia per le ristrettezze economiche sia per le direttive centrali, nessun tipo di ingrediente straniero, quindi il territorio italiano, con la sua produzione di qualità, ritorna prepotentemente alla ribalta. Grappa, liquori di tradizione, normalmente bevuti lisci nel dopo cena, e vini considerati per la sola tavola, divengono ingredienti base di cocktail che ci comunicavano originalità e creatività tipicamente italica. Questi nuovi cocktail battezzate “polibibite” per ottemperare, anche nel linguaggio ai dettami del regime, devono rispondere, nelle intenzioni dei creatori, alla miscelazione americana che aveva invaso i bar europei. Per effetto del Proibizionismo, decine di barman disoccupati provenienti da Oltreoceano portano gli stili di consumo tipici di quella cultura, con abbinamenti giocati sul dolce ed acido, insieme all’utilizzo di distillati come gin e whisky. Ma questa contaminazione non poteva essere accettata dai futuristi che nel frattempo avevano perso lo slancio internazionalista che aveva caratterizzato la fondazione del movimento nel 1909. Champagne, cognac e rhum popolano le cronache dei fondatori del primo futurismo al di fuori dei confini italici, impegnati come non mai, soprattutto Marinetti, a divulgare le idee ed il verbo della nuova avanguardia. Ma ora con l’avvento del nazionalismo, figlio inevitabile del periodo, che vide anche America, Francia e Germania chiudersi nei propri confini, le carte e le regole del gioco della miscelazione andavano nuovamente cambiate. Marinetti e soci, capiscono che non è possibile sconfiggere il cocktail, affascinante ed esotico, rinnegandolo come stile di consumo come fa invece una parte della stampa asservita al fascismo. Il cocktail è simbolo di fantasia creativa, provocante e innovativo ed è pertanto futurista per definizione. Pertanto lo adottano e lo modificano in modo che sia funzionale al progetto. Il fondatore del movimento era profondamente convinto che per creare una nuova generazione, che si muovesse secondo i dettami futuristi, bisognava iniziare dal cibo, elemento primitivo e primordiale necessario alla vita, in grado di avere profonde influenze sul carattere. L’uomo agisce e pensa secondo quello che mangia e beve, sostenevano a più riprese diverse molti filosofi del tempo, suffragati molto tempo prima anche da proverbi e motti della saggezza popolare. L’idea era tutto sommato semplice, ovvero portare lo stravolgimento ed il rifiuto delle regole nella poesia, pittura e scultura che segnarono e contraddistinsero il cammino futurista  all’interno dell’alimentazione, che fino ad allora era stata votata alla massima tradizione. La provocazione futurista cadde nel vuoto, per via di una tradizione popolare troppo radicata e poco propensa al cambiamento delle tradizione. I futuristi, rileggendo oggi il progetto, volevano dotare l’Italia di una Cucina Nazionale, impostata sui dettami dell’avanguardia culturale e sui voleri del regime, che si scontrò con l’estrema regionalizzazione delle ricette, figlia del nostri trascorsi storici che ci vedeva non una nazione, ma un insieme di piccoli stati indipendenti. Al culmine della rivoluzione, che ebbe un suo Manifesto pubblicato nel 1930 ed un suo ristorante a Torino, il Santopalato, pubblicarono il libro “La Cucina Futurista” nel 1932 che conteneva pranzi, formule e polibibite Gli elementi base dell’arte plastica futurista, propri della scultura ed architettura, così come il concetto di simultaneità della pittura, furono trasferiti nelle polibibite, che furono vissute come creazioni di arte temporanea che dovevano durare lo spazio di pochi attimi che dovevano suscitare commenti e sorpresa nel bevitore. Questa rivoluzione fu possibile grazie a decorazioni uniche nel suo genere, composte da datteri, fette di prosciutto, ostie, acciughe, peperoncini verdi, cubi di formaggio e di cioccolato, che introdussero un elemento di rottura unico nel suo genere se pensiamo che, fino ad allora, si utilizzavano al massimo scorze di agrume ed olive. Inoltre prima dei futuristi la classificazione dei cocktail era basato sullo spartiacque del desinare, con pre-dinner ed after-dinner, mentre con i futuristi  la loro classificazione fu basata sullo scopo perseguito dalla polibibita. Nacquero polibibite “Snebbianti” con lo scopo di abbassare la ferrea morale del tempo,…

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    BOND E’ STATO QUI

    E’ sempre emozionante cominciare un nuovo lavoro. Se poi la location è “importante” come può essere il casino di Monaco, beh, in questo caso l’emozione è piu che giustificata. Il primo casino d’Europa è stato inaugurato nel 1863. Il nome di “Monte-Carlo”, che altro non è che la traduzione di ligure di “Mont Charles”, in onore del Principe Carlo III, nasce nel 1866. Dopo l’arrivo della ferrovia a Monaco e l’inaugurazione del teatro dell’opera, comincia il viavai di personalitàdi alto rango, che dura ancora oggi. Tra gli ospiti piu o meno famosi, anche James Bond è stato qui, in un paio di occasioni…La prima volta nel 1983.Il film è “Never…

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